Il sacrosanto orgoglio di essere veneti...

Il sacrosanto orgoglio di essere veneti...
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In Veneto quando ero giovane ero pieno di amici e avevo sempre qualche ragazza tra le mani. In Toscana sono sempre stato uno sfigato. Sono quasi due mentalità contrapposte. In Veneto hanno il difetto, a mio avviso, di credere alla Lega. D'altronde c'è chi crede a Babbo Natale o alla Befana. Io un tempo credevo a Cicciolina e Moana. In Toscana invece credono al comunismo e ai suoi epigoni,  ancora oggi nel 2022. Mentre il resto degli italiani fanno a gara a mostrarsi meglio di quello che sono, i veneti fanno l'esatto contrario.  Sono persone molto chiuse i veneti ma anche molto oneste e corrette. Sono diffidenti, ma una volta che ti conoscono si dimostrano molto leali. Questo secondo la mia esperienza. Una volta che dimostri loro che sei onesto ti dimostrano amicizia. In fondo chi è amico di tutti non è amico di nessuno. Poi nessuno ė perfetto, diceva Sanguineti. Certo forse i locali e i ristoranti ci guadagnerebbero se fossero più conviviali. Però questo atteggiamento mentale, questa disposizione di animo è un modo per salvaguardare il Veneto: i mafiosi sanno che qui è difficile fare affari così come fare proselitismo. Per pigrizia e per necessità me ne resto in Toscana.  E poi non me ne vado dalla Toscana perché la mia famiglia ė qui e poi ho anche un mio caro amico! Sarebbe un gran bene per questa nazione se venisse venetizzata. Il Veneto viene diffamato dalla narrazione della sinistra, ma è la storia della volpe e dell'uva. E poi RAI, giornali che campano coi finanziamenti pubblici, parlamento cosa sarebbero senza il pil del Veneto? Cosa sarebbero le persone che lavorano in questi posti senza il tanto deprecato popolo veneto? Intendiamoci bene: ci sono autori come Massimo Carlotto che devono essere considerati perché le mafie sono presenti anche lì e come Andrea Zanzotto che ha sempre denunciato la distruzione del paesaggio,  l'inganno della Padania (entità inesistente), la strumentalizzazione del dialetto a fini politici, la follia della secessione. Oppure ci si ricordi di Manfredo Tafuri secondo cui l'industrializzazione distruggeva l'arte e la creatività. Venetizzare a mio avviso non significa fare dell'Italia una Repubblica Serenissima, ma prendere come esempio la volontà,  la coscienziosità,  la correttezza del popolo veneto. Lo so: è in un certo qual modo una provocazione, una battuta. D'altro canto non ho mai saputo se Battiato faceva sul serio quando diceva di voler fermare la latinizzazione della lingua araba (e nemmeno mi interessa). Non sono questi miei pregiudizi positivi ma giudizi a posteriori, dopo aver vissuto gomito a gomito per anni coi veneti. I miei amici veneti erano veri amici e mi presentavano le ragazze, mi invitavano a uscire, mi introducevano nelle comitive. Di fronte a un'ombretta de vin o a uno Spritz si potevano intavolare discussioni accese, ma nessuno era dogmatico, nessuno cercava di sopraffare l'altro. Si discuteva ma mai animosamente, mai per avere la meglio, ma per cercare un minimo di verità o quantomeno per un vivace scambio di opinioni. Le ragazze erano più emancipate delle toscane. Uscivano con me a prendere un caffè o una birra, anche se erano fidanzate, senza necessariamente fare una tresca o essere maliziosi. Nelle comitive erano presenti coppie come single (ma non pensate male, nessuno faceva le ammucchiate), mentre all'epoca in Toscana dovevi per forza farti la ragazza per non rimanere escluso dai coetanei a soli venti anni.  I rapporti tra i due sessi erano vissuti  con molta più naturalezza e con molte meno schermaglie. Il ricco Nord-Est aveva allora molto da insegnare in termini lavorativi e di vita sociale alla sonnecchiosa e retrograda provincia toscana. Le ragazze erano più libere, meno represse sessualmente, anche meno rozze, meno scostanti, meno volubili delle toscane. Era una mentalità più aperta, almeno allora. In Toscana poi le persone sono più rissose. In Veneto sono più gentili e cortesi.  Lo dimostra il fatto che i veneti quando un barista gli serve un caffè dicono sempre "grazie" perché si ricordano che il barista sta lavorando per loro, sta offrendo loro un servizio. È vero che anticamente questa cortesia sconfinava nel servilismo (si ricordi del vero significato della parola veneziana "ciao" o di espressioni come "comandi"). Ma in Toscana essere grezzi è quasi un imperativo. Apprezzo la mentalità del Veneto, anche se mi devo adeguare. Una persona da sola non può fare niente in un contesto non appropriato. C'erano molti meno pettegolezzi in Veneto, anche nei piccoli paesi. Nelle discoteche toscane tutti i ragazzi andavano ad approcciare le ragazze, che si sentivano delle vere miss, delle vere principesse sul pisello. Ho nostalgia di Padova. Ho nostalgia della sua bellezza, delle sue veneri pallide, della sua atmosfera spettrale, perfino dei suoi tramezzini. Ma quali sono  i rischi più grandi del Veneto? Il primo a mio avviso è che il calvinismo abbia la meglio su tutto e su tutti. Mi riferisco al libro di Max Weber sull'etica protestante e lo spirito del capitalismo. In questo senso ritengo che la dominazione austriaca e la vicinanza al Trentino possono aver influito in modo determinante, anche se è una sorta di pseudocalvinismo e anche se per alcuni veneti i trentini sono considerati volgarmente dei crucchi.  Comunque per i veneti il lavoro è fondamentale,  è parte preponderante della propria identità. Ogni dipendente veneto fa gli straordinari per sognare di mettersi in proprio. In Veneto esiste una maggiore mobilità sociale. Il secondo rischio, forse quello più insidioso e più grave, è che gli schei (i soldi) prevalgano su tutto. Come è successo con Pietro Maso e recentemente con quel ragazzo venticinquenne vicentino, che ha ammazzato i genitori per l'eredità.  I veneti devono stare attenti al nichilismo insito nell'eccesso di lavoro, nell'eccessiva importanza attribuita ai soldi. Il terzo rischio è quello dello sballo. Negli anni Novanta c'erano figli agiati o  benestanti che col portafoglio gonfio erano dipendenti da droghe pesanti o chimiche, mentre i genitori industriali erano totalmente ignari degli eccessi dei figli. Erano frequenti i casi di incidenti mortali perché guidavano sotto stato alterato di coscienza: le stragi del sabato sera iniziarono proprio in  Veneto. Perché ci sia ricambio generazionale, per un fatto stesso di umanità e civiltà queste cose non devono più avvenire. Il quarto rischio erano allora le auto pirata, negli anni Novanta segno di incoscienza giovanile e di mancanza di umanità.  Ma oggi questo fenomeno è un male comune, avviene in ogni parte d'Italia; alla deumanizzazione ora si è aggiunto anche il fatto che sempre più italiani non sono assicurati perché per loro è una spesa ingente. Insomma il resto di Italia ha preso solo il peggio dal Veneto: per il meglio c'è ancora tempo, ma il guaio è che non si stanno attrezzando. Il quinto rischio è quello di sentirsi superiori a tutti quando si può sempre imparare dal prossimo. Ma è un rischio che i veneti, che si considerano superiori perché più industrializzati, condividono con quei toscani, che si considerano superiori perché la lingua italiana deriva dal toscano e perché il Rinascimento era caratterizzato da geni fiorentini, e anche con quei meridionali, che si sentono superiori perché un tempo la Magna Grecia era la culla della civiltà. Il sesto rischio è che finora chi ha rappresentato il Veneto nella gran parte dei casi era inadeguato, vuoi per cultura, per esperienza, per mancanza di capacità.  A mio avviso queste persone non hanno saputo far valere le ragioni dei veneti, ma forse il guaio più grande è che non erano rappresentative del popolo veneto: un popolo da prendere come esempio.

Davide Morelli

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