Reddito di cittadinanza racket dei romeni, indirizzi fasulli e nominativi di gente morta

Reddito di cittadinanza racket dei romeni, indirizzi fasulli e nominativi di gente morta
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Genova 15 Novembre 2022, centinaia i nomi che emergono nel lungo elenco, composto dai percettori del reddito di cittadinanza, senza i requisiti di legge, a gestire il racket della maxi truffa, sono 3 romeni.

Tra i nominativi dei percettori indebiti, ci sono anche quelli di gente morta da anni, o che non ha mai vissuto in Italia, e nemmeno mai lavorato.

Nessuno inoltre aveva i requisiti richiesti per percepire il reddito di cittadinanza, per cui niente residenza in Italia negli ultimi 2 anni, e altre prescrizioni imposte dalla legge.

Truffa scoperta dai Carabinieri di Serra Riccò, in cui sono state denunciate 50 persone.

I malviventi utilizzava i nomi di persone decedute, o che non erano mai state residenti in Italia, per ottenere il sussidio economico.

Inizio delle indagini

A far partire le indagini sono stati diversi furti, avvenuti nei supermercati dislocati tra Bolzaneto, Serra Riccò e Sant’Olcese.

Furti in cui i 3 romeni riempivano i carrelli, con prodotti di vario tipo, per poi scappare, facendosi aiutare da un complice che li aspettava in auto.

Grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza, i militari dell’Arma sono risaliti all’identità dei tre malviventi stranieri.

Maxi truffa

Da lì sono scattate le perquisizioni domiciliari, dove sono state trovare decine di carte di credito, per l'accredito del Reddito di Cittadinanza.

Tra i nomi dei beneficiari del reddito di cittadinanza, c'erano persone morte, ed inoltre le pratiche erano associate sempre a tre numeri di telefono, intestati ai tre truffatori.

Cinquanta le persone al momento denunciate per il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche, ma il numero aumenta

Un racket che i tre romeni avevano messo in piedi, grazie alla compiacenza di alcuni loro connazionali, che in cambio di pagamenti una tantum, fornivano ai tre malviventi, la propria identità per l’erogazione del sussidio.

Percepivano da 500 a 1.300 euro, al mese in base alla composizione del nucleo familiare richiedente.

I tre truffatori, all'inizio del mese, ritiravano l'accredito in contanti del sussidio, in diversi sportelli bancari.

Si spera che i militari estendano le indagini anche agli organi preposti per la verifica, che non hanno compiuto i controlli, erogando il sussidio a malviventi e truffatori. ( fonte Secolo XIX)

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