In Israele è stata approvata la legge che introduce “la pena di morte per i terroristi”, l'ennesima macabra manovra decisa la sera del 30 marzo dalla Knesset, ovvero quello che per gli israeliani sarebbe un parlamento.

La pena di morte voluta da Netanyahu, e dai suoi "compari" di estrema destra
Nonostante il testo sia stato semplicemente contestato, senza alcuna contromisura seria, da Berlino, Londra, Parigi e Roma, in cui evidenziavano quanto ciò “metterebbe in discussione gli impegni d’Israele in materia di principi democratici”, gli Stati Uniti, loro amici e partner nelle guerre, (che stanno mietendo vittime e devastazione), hanno fatto sapere di “rispettare il diritto sovrano d’Israele di decidere quali sanzioni applicare alle persone" - ma questi distratti americani, forse vogliono dimenticare che Israele non ha, e non deve avere alcuna sovranità, in altri paesi.
La pena di morte è la sanzione predefinita per i palestinesi.
La pena di morte degli israeliani è la sanzione predefinita per i palestinesi della Cisgiordania, che gli ebrei hanno invaso e occupato dal 1967, e sarà applicata per tutti i casi in cui l’omicidio sarà definito un atto di terrorismo, dalla giustizia militare israeliana.
Ministro degli esteri palestinese :
“Questa legge costituisce un crimine e una pericolosa escalation” - “Mostra il volto reale del sistema coloniale israeliano, che punta a legittimare le esecuzioni extragiudiziali conferendogli un’apparenza legale”.
L’Associazione per i diritti civili in Israele (Acri) annuncia ricorso urgente alla corte suprema definendo questa legge “incostituzionale, discriminatoria e, per quanto riguarda i palestinesi della Cisgiordania, senza base legale”.
Intanto aumentano gli attacchi degli invasori israeliani e dei loro coloni, contro gli abitanti palestinesi, gli ebrei infatti con l'aiuto del loro esercito, rubano le case e i campi coltivati ai palestinesi, continuando una politica genocida, forse per certi popoli troglodite, e non evoluti, legalità, e rispetto sono peculiarità inarrivabili proprio per la mancanza dell'altezza di esserne degni.
