A proposito di intelligenza artificiale...

A proposito di intelligenza artificiale...
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Si parla tanto di intelligenza artificiale.  C'è chi è ottimista e chi pessimista, addirittura catastrofico, apocalittico.  Come scriveva Andrea Inglese su Nazione indiana  gli umanisti tendono a privilegiare l'approccio dei neuroscienziati.  Secondo questo approccio l'intelligenza artificiale non può fare salti di tempo, non ha senso critico, non sa formulare ipotesi come la mente umana, non ha quindi pensiero ipotetico-deduttivo piagetiano né logica abduttiva (non è capace come la mente umana di formulare ipotesi), non ha senso estetico (che è importante anche per fisici e matematici. Si veda a proposito Hadamard), non ha coscienza. Inoltre come insegna l'esperimento mentale della stanza cinese di Searle un'intelligenza artificiale forte, che comprende anche la semantica e non solo la sintassi, non può esistere. L'Ai manca della comprensione delle operazioni anche logiche che svolge.  Quindi l'intelligenza artificiale può manipolare ed elaborare dati e simboli ma non può pensare, mentre la mente umana pensa per simboli alfanumerici, pensa per analogie, metafore e infine per immagini (si vedano gli esperimenti mentali di Einstein). Limes, una delle migliori riviste italiane,  ha dedicato un intero numero all'Ai. C'è scritto in estrema sintesi che il futuro si gioca sulla gara delle superpotenze a sviluppare Ai. Secondo Faggin la coscienza umana ha un quid soggettivo irriducibile,  che non può essere riprodotto artificialmente. Non c'è nessun programmatore e informatico che sia riuscito a riprodurre artificialmente il passaggio dalla percezione alla consapevolezza della percezione, dall’operazione logica alla coscienza di stare eseguendo quella operazione,  come nella mente umana. Le reti neurali sono un’ipersemplificazione delle sinapsi elettriche. Infatti i concetti cardine delle reti neurali sono 4: segnale in entrata, segnale in uscita, peso, soglia, esattamente come le sinapsi elettriche.  Ma esistono anche le sinapsi chimiche. Il localizzazionismo,  il monismo neurale, il materialismo cerebrale, il determinismo non possono spiegare la componente soggettiva della coscienza. Lo può fare solo lo scienziato che considera la coscienza come quantistica. Per Penrose, premio Nobel per la fisica, i microtubuli delle cellule nervose sono fondamentali per la coscienza. Per Faggin la coscienza non è algoritmica ma quantistica e dipende dal collasso d'onda. Dagli anni Ottanta alcuni neuroscienziati hanno ventilato l'ipotesi che le stesse sinapsi chimiche dipendono dai quanti (questa volta da non confondere con i quanti di energia della fisica), che formano i mediatori. Eppure l’ipotesi della coscienza quantistica non è confermata empiricamente, né quella delle vescicole sinaptiche quantiche.  Alcuni chiamano questa scuola di pensiero misticismo della coscienza quantistica. Non pensate comunque che l’intelligenza artificiale abbia superato quella umana perché riesce a vincere contro i campioni di scacchi. Se io, giocatore neofito, gioco con un altro inesperto vince chi è più stratega, ma se tizio ha giocato cento partite e ha imparato a mente le mosse di alcuni campioni, vince contro un inesperto con grandi capacità concettuali. In questo caso la vittoria dell’Ai sui campioni di scacchi non è la vera vittoria dell’intelligenza artificiale ma della memoria artificiale su quella umana. È però pur vero che le intelligenze artificiali barano e talvolta se non hanno sufficienti dati inventano e spesso noi umani non ce ne accorgiamo. Resta quindi il problema legale: se un funzionario usa l’Ai e questa sbaglia, chi ne risponde e chi è responsabile? Resta anche il problema che l’Ai non è neutrale e sono i tecnocrati con una certa mentalità,  un certo orientamento politico e certi valori che la sviluppano e c'è quindi il rischio della manipolazione mentale o quantomeno di un nuovo condizionamento mediatico. Ma un imprenditore e ingegnere potrebbe obiettare: a me che importa se l’Ai non ha coscienza? Però per ora nessun sviluppatore di Ai è riuscito a riprodurre gli aspetti intuitivi della mente umana. Come insegna la psicolinguistica chomskiana un bambino ha straordinarie capacità di apprendimento e intuitive che usa per imparare la lingua. Uno dei problemi della conoscenza umana è come facciamo a sapere così tanto, pur percependo e trattenendo così poco. E la risposta è che ognuno è intuitivo e che ognuno ha una conoscenza non solo esplicita ma anche implicita di nozioni un tempo interiorizzate, quindi dimenticate ma che possono essere apprese e ricordate di nuovo con lo studio o la pratica. Se poi parliamo di scienza o arte si possono definire le intuizioni singole dei creativi, ma non possiamo dare una definizione  esaustiva e generale. Io posso definire l'intuizione come salto logico, conscio o inconscio, che porta alla soluzione di un grande problema, ma questa non è una definizione operativa pratica...e come fa un ricercatore quindi a programmare una cosa indefinibile??? E inoltre Wallas ha scoperto che il processo creativo umano rispetta sempre 4 fasi: preparazione,  incubazione (rielaborazione inconscia), intuizione, verifica. Come riprodurre quindi l'inconscio? L'incubazione è solo una rielaborazione casuale, random di dati oppure no??? Come riprodurre quindi l'incubazione??? Non solo ma scoperte e invenzioni scientifiche e industriali hanno spesso carattere controintuitivo, cioè si discostano dal senso comune, dalla logica deduttiva comune. E tutto ciò è indefinibile e non programmabile con l'Ai.  Inoltre se la scienza progredisce è perché i ricercatori sanno utilizzare il rasoio di Occam, riescono a semplificare una grande mole di dati ma anche perché gli stati mentali umani corrispondono con la realtà. Fino a oggi queste cose non riesce a farle l'Ai. Così come l'Ai può supportare un imprenditore o un dirigente nel decision making ma non può sostituirlo totalmente. Comunque  alcuni sono catastrofici: l’Ai riesce a fare meglio, più velocemente e più economicamente il lavoro di geometri, psicologi, giornalisti, insegnanti, medici, architetti, impiegati e lavoratori della conoscenza vari. Insomma se guardiamo dal punto di vista di quello che in psicologia della creatività si chiama insight o ristrutturazione cognitiva secondo la scuola della Gestalt la mente umana è ancora meglio, ma dal punto di vista operativo, anche nell'ambito delle cosiddette professioni intellettuali,  purtroppo l'Ai potrebbe prendere il sopravvento. Non solo ma questa è l'epoca dei chatbot, che hanno superato da tempo il test di Turing. L'Ai da semplice strumento potrebbe dominare incontrastata.   C'è chi dice che in brevissimo tempo saremo tutti in povertà e in crisi. Economisti e tecnocrati rassicurano che l’impatto non sarà così devastante perché è la legge della cosiddetta distruzione creatrice di Schumpeter: 40000 posti di lavoro saranno persi e altrettanti verranno creati. Un tempo la robotica e l’automazione hanno tolto migliaia di posti di lavoro, ma non c’era la crisi economica attuale. E quei migliaia di licenziati avranno un welfare decente, qualcuno potrà aggiornare le loro conoscenze obsolete, verrà loro fornito un buon outplacement??? Abbiamo americanizzato il diritto del lavoro in questi ultimi decenni, ma gli americani non hanno solo una grande flessibilità in entrata e in uscita ma anche un mercato  che permette di trovare subito lavoro appunto, insomma hanno un’economia che gira. La nostra economia italiana è in crisi da più di dieci anni e qui Berta non si marita, senza essere apocalittici perché naturalmente per ora non tutti i settori sono dominati dall’Ai. Lo stesso Paolo Di Marco, professore al Politecnico (se non erro) parla di uno stravolgimento tra 15-20 anni e non entro 3 o 4 anni. Comunque nessuno ha la sfera di cristallo. Nel frattempo il Papa ha accusato l'Ai di creare troppe disuguaglianze socioeconomiche,  criticando Elon Musk. Dario Amodei invece ha dichiarato che ci vorrebbe più governance, un'etica dell'Ai e infine ha auspicato che si rallenti lo sviluppo dell'Ai, che comunque è anche in grado di migliorarsi.

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