Alla trentesima edizione del concorso di Veronafiere, il Teatro Ristori di Verona ha consacrato le etichette più efficaci sui mercati internazionali. Premio alla carriera a Simonetta Doni.
Verona, 12 aprile 2026. La sera di ieri il Teatro Ristori di Verona ha ospitato la cerimonia di premiazione del Vinitaly Design Award 2026, concorso promosso da Veronafiere che giunge alla sua trentesima edizione. Rinnovato sotto la direzione artistica di Mario Di Paolo, il premio ha distribuito 94 riconoscimenti tra packaging di vino, spirits, birra e olio extravergine di oliva. Al centro della serata, una domanda che percorre trasversalmente la filiera produttiva italiana: quanto vale, sul mercato globale, un'etichetta capace di raccontare identità e qualità prima ancora che il consumatore stacchi il tappo? La risposta che emerge dai premi assegnati suggerisce che il packaging non è più un ornamento, ma una componente strutturale del valore di un prodotto.
La trentesima edizione e il suo significato
Trent'anni sono un numero che pesa. Il Vinitaly Design Award nasce in un contesto in cui il design applicato al packaging enologico era considerato, da molti produttori, un costo accessorio più che un investimento. Tre decenni dopo, la manifestazione organizzata da Veronafiere raccoglie candidature che spaziano dalle cantine valtellinesi alle distillerie venete, dai birrifici artigianali ai frantoi pugliesi, con una platea internazionale che include realtà come Domaine Roy & Fils dalla Willamette Valley, in Oregon, e Heineken Grecia. Il dato numerico — 94 premi assegnati in una sola serata — restituisce la scala di un appuntamento che si è progressivamente affermato come punto di riferimento europeo per chi lavora sull'identità visiva delle bevande.
La direzione artistica di Mario Di Paolo, che in questa edizione ha guidato anche il coordinamento di una giuria composta da 30 membri, ha impresso al concorso una lettura più ampia del fenomeno. Il packaging, nella visione espressa durante la cerimonia, non è soltanto grafica e materiali: è la prima interfaccia tra un produttore e un mercato spesso distante migliaia di chilometri, culturalmente e geograficamente. Proprio questa prospettiva ha orientato la scelta dei premiati e la struttura delle categorie, che coprono l'intera filiera — dal vino bianco all'olio extravergine, dagli spiriti alle birre artigianali — senza trascurare segmenti emergenti come i prodotti no-low alcohol.
La serata ha visto anche il contributo di Michelangelo Pistoletto, presidente onorario della giuria, che con la sua presenza ha esteso simbolicamente il discorso del packaging verso una riflessione più ampia sulle responsabilità della filiera creativa. Di Paolo gli ha rivolto un ringraziamento esplicito durante la cerimonia, sottolineando come la sua visione abbia contribuito a «specchiare il nostro tempo» attraverso la forma e la materia dei contenitori.
Le parole di Veronafiere: design come leva strategica
Il tono della serata è stato fissato dall'intervento di Gianni Bruno, direttore generale vicario di Veronafiere, che ha inquadrato il concorso all'interno di una lettura economica precisa. «Vinitaly Design Award non è soltanto un concorso dedicato al design», ha dichiarato Bruno, «ma una piattaforma che evidenzia quanto il packaging sia oggi uno strumento strategico imprescindibile. In un contesto competitivo sempre più globale, i produttori italiani sono chiamati a investire nel design per differenziarsi. È proprio nei momenti di contrazione del mercato che è necessario agire, innovare e fare la differenza».
L'affermazione merita attenzione non per la sua forma — tipica del lessico istituzionale — ma per il contenuto implicito: Bruno cita esplicitamente una «contrazione del mercato», riconoscendo che il settore enologico attraversa una fase non semplice. In questo quadro, il design viene proposto non come lusso ma come risposta adattiva. È una posizione che trova corrispondenza nelle scelte di molte cantine italiane che negli ultimi anni hanno investito in un rinnovamento dell'identità visiva proprio per sostenere l'export in mercati competitivi come quelli nordamericano e asiatico.
L'argomento sviluppato da Bruno si inscrive in una tendenza documentata nel settore: la capacità di un'etichetta di comunicare posizionamento, origine e valori è sempre più determinante nelle scelte d'acquisto, specialmente nei mercati dove il consumatore non ha un legame diretto con il territorio produttivo. In questo senso, il Vinitaly Design Award non si limita a premiare l'estetica, ma valuta la coerenza tra forma visiva e strategia di brand, un equilibrio che le categorie del concorso — dalla Limited Edition alla GDO, dal Restyling al Concept — cercano di mappare con precisione.
Best in Show e Premio alla Carriera: i protagonisti della serata
Il riconoscimento più atteso della serata è andato a Nino Negri 3000, progetto della cantina valtellinese Nino Negri. La motivazione ufficiale descrive un lavoro che ha saputo «integrare visione creativa, coerenza identitaria e innovazione», trattando il packaging come «esperienza sensoriale e strumento strategico di comunicazione». La Valtellina, territorio di montagna con una viticoltura eroica condotta su terrazzamenti ripidi, è da decenni associata a vini di carattere come il Sassella e lo Sforzato. Il progetto Nino Negri 3000 porta questo immaginario in una dimensione visiva contemporanea, abbastanza riuscita da conquistare anche il premio speciale Best Use of Embellishments by Luxoro-KURZ nella stessa serata, un doppio riconoscimento che raramente si concentra su un unico progetto.
Altrettanto significativo, sul piano simbolico, è stato il Premio alla Carriera assegnato a Simonetta Doni, indicata come figura di riferimento del packaging design italiano nel settore wine & spirits. Doni è nota nel settore per aver contribuito a definire un linguaggio visivo del vino italiano riconoscibile sui mercati internazionali, formando generazioni di progettisti e firmando etichette che sono diventate parte dell'immaginario collettivo dell'enologia nazionale. Il suo riconoscimento in questa edizione chiude un ciclo trentennale del premio con un gesto che guarda alla storia della disciplina, riconoscendo che i linguaggi visivi del vino non nascono dal nulla ma si costruiscono nel tempo, attraverso il lavoro di chi ha saputo tenere insieme artigianato, cultura visiva e pressioni commerciali.
I premi speciali e le categorie: un panorama composito
Al di là dei due riconoscimenti principali, la serata ha distribuito una serie di premi speciali assegnati con il contributo di partner industriali, ognuno focalizzato su un aspetto specifico della produzione. Best Coordinated Image è andato a MariaSole di Sansonina, che ha conquistato anche il premio Black nella categoria Fine Wines, a conferma di un progetto con una coerenza visiva che attraversa più supporti. Il Best Innovation è stato attribuito ad Altapressione di Baloario, mentre il Best Sustainability ha premiato Manifesto di Guido Cocci Grifoni, segnale che la componente ambientale del packaging — dalla scelta dei materiali ai processi di stampa — è ormai valutata con lo stesso peso dei criteri estetici.
I premi speciali legati ai partner tecnici hanno messo in luce aspetti produttivi spesso invisibili al consumatore finale: Best Closure by Guala Closures a Viva Valentina di Cerester; Best Glass by Vetreria Etrusca a BioOrto Olio EVO di Bio Orto Cooperativa Agricola; Best Use of Paper a Quavum Gin di Quintarelli Pietre e Marmi; Best Use of Color a Spinelli 1970 (Bag In Tube) di Cantine Spinelli. Quest'ultimo produttore, Cantine Spinelli, ha avuto una serata particolarmente fruttuosa, aggiudicandosi anche il premio Black nella categoria Illustrated Wines con Le Stagioni Del Vino e nella categoria Series Wines con Tratturo.
Tra i premi Black per categoria spiccano nomi di diversa dimensione e provenienza: Valdo 100 di Spumanti Valdo negli Sparkling Wines, Willamette Valley di Domaine Roy & Fils nei Timeless Wines, Ferrari Trento Doc del Gruppo Lunelli nel Restyling — lo stesso gruppo che ha vinto nella categoria Aromatized Wines and No-Low Alcohol con Tassoni Botanico Superfine Zero. Tra i premi più inusuali, il Best SolExpo a D'Ercole (Le Fatiche) di Frantoio Olearius e il Best Student's Work a Envelope 9 di Eurostampa, che segnala come il concorso voglia presidiare anche la formazione, premiando il lavoro emergente accanto a quello consolidato.
Il design come racconto: tra identità e mercato
Guardare all'insieme dei 94 riconoscimenti distribuiti in una sola serata porta a riflettere su cosa sia diventato il packaging nel settore del vino e delle bevande in senso più ampio. Non si tratta più di un foglio di carta con un nome e un'immagine: è un sistema di comunicazione che deve funzionare su uno scaffale di supermercato, in una enoteca specializzata, su una piattaforma di e-commerce e — sempre più spesso — come oggetto da fotografare e condividere. Questa moltiplicazione dei contesti in cui il packaging opera ha reso il lavoro dei designer più complesso e, al tempo stesso, più centrale.
Le categorie del Vinitaly Design Award riflettono questa complessità. La distinzione tra White Wines, Red Wines, Rosé Wines, Sparkling Wines, Fine Wines e Timeless Wines non è solo tassonomia enologica: è un tentativo di riconoscere che ciascun segmento ha esigenze comunicative diverse, che un Schioppettino di Tenuta Borgo Conventi — premio Black nei Red Wines — non deve parlare lo stesso linguaggio di un vino GDO come Spinelli 1970 Bag In Tube. La presenza di categorie come Concept e Private Label allarga ulteriormente la mappa, includendo il lavoro su progettazioni non ancora entrate nel mercato e quello su etichette destinate alla grande distribuzione organizzata, dove il design deve raggiungere il consumatore senza l'intermediazione di un sommelier o di un venditore specializzato.
Il fatto che il Best Student's Work sia andato a Envelope 9 di Eurostampa — e non a un singolo studente o a un istituto universitario — suggerisce che la formazione al design del packaging passa sempre più attraverso le aziende del settore produttivo, un dato che merita attenzione nel dibattito più ampio su come si costruiscano le competenze creative in Italia.
Chiusura
Trent'anni di Vinitaly Design Award restituiscono uno spaccato di come sia cambiata la cultura del prodotto in Italia. La cerimonia al Teatro Ristori ha premiato aziende di scala molto diversa — dalla cooperativa agricola al gruppo industriale, dal birrificio artigianale alla cantina internazionale — accomunate da una scelta: trattare l'involucro come parte integrante del progetto, non come rifinitura finale. Il Premio alla Carriera a Simonetta Doni e il Best in Show a Nino Negri 3000 segnano due estremi di questa storia: la memoria di chi ha costruito un linguaggio e la vivacità di chi quel linguaggio continua a rinnovare. Il concorso chiuderà il cerchio quando sarà il mercato, non la giuria, a confermare le scelte. Per ora, l'elenco completo dei vincitori è consultabile sul sito ufficiale di Vinitaly.
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