SULLA PELLE DEI BAMBINI : COME COMINCIA IL BUSINESS DI UNA CASA FAMIGLIA, E GLI STRUMENTI ISTITUZIONALI CHE LEGALIZZANO L’IMPROPRIO.

SULLA PELLE DEI BAMBINI : COME COMINCIA IL BUSINESS DI UNA CASA FAMIGLIA, E GLI STRUMENTI ISTITUZIONALI CHE LEGALIZZANO L’IMPROPRIO.
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22 Gennaio 2022, ogni Lunedì su Buzzz Blog, ci sarà un approfondire nella rubrica "Sulla pelle dei Bambini", a cura di Debora Saitta, allo scopo di fornire delle oggettività che devono fare riflettere e prendere coscienza, dell’improprio legale che si cela dietro il business che ruota intorno alle case famiglia, dove a farne le spese sono i bambini.

Da onesti cittadini, si è portati a pensare che quando si tratta di minori, certe strutture debbano essere regolamentate da delle figure più che idonee, eppure attraverso questo excursus scopriremo che la realtà è un’altra.

Come Funziona questo business

E’ con profondo stupore e rammarico che consultando le norme vigenti, si apprendono dettagli davvero singolari, che destano molta preoccupazione sulla situazione dei minori in Italia, e degli adulti normodotati e disabili, che sono costretti a vivere presso certe strutture.

Il primo aspetto alquanto spiacevole è che per aprire una casa famiglia, è sufficiente disporre di un edificio a uso abitativo, pertanto per diventare coordinatore di una casa famiglia per minori o disabili anche adulti, non sono necessari requisiti particolari, cioè nessun titolo di studio in particolare, né investimenti impegnativi, poiché si può trasformare in presidio socio-assistenziale la propria abitazione, oppure un immobile in affitto, una volta individuato.

Non lascia adito a dubbi il conseguente incremento di questo business che si traduce naturalmente nella nascita esponenziale, sempre più diffusa di questo tipo di strutture, seppur nulla dovrebbe essere improvvisato, specialmente quando si tratta di ruoli sociali così mirati.

Ricordiamo che la casa famiglia è una struttura, spesso adibita ad ospitare minorenni senza genitori, diversamente abili, adulti in difficoltà, clochard o persone affette da malattie, fisiche e mentali, non aspettiamoci che non vi siano aree comuni, e che i minori siano tutelati, a darne dimostrazione sono i fatti di cronaca che hanno portato alla luce un ambiente spesso degradato, in cui sono avvenuti pure stupri e violenze.

Non solo non è possibile improvvisarsi gestori di una casa famiglia, ma inoltre è indispensabile un innato e genuino desiderio di aiutare il prossimo, eppure la normativa vigente sembra essersi dimenticata di tale coerenza.

Inoltre queste strutture si arrogherebbero il compito di fornire un ambiente domestico in grado di riprodurre il calore ed il sostegno della famiglia assente, insomma in definitiva un bambino viene privato della propria famiglia per riprodurne un surrogato dentro queste strutture gestite da chiunque, ma che aiuto sarebbe per la famiglia, e per il minore ci chiediamo ? ma soprattutto visto che non si tratta di un aiuto concreto, da quando in qua il business è più importante di una singola vita, e di una realtà familiare ?

La normativa che regola una casa famiglia è la Legge 328 del 2000 emanata dal Ministro per la Solidarietà Sociale.

Una casa famiglia risponde alle consuete norme sulle abitazioni civili, pertanto deve rispettare sia la Legge 46/90 sugli impianti, ma anche i dettami regolamentari contenuti nelle Leggi 626/06 e 81/08 sulla sicurezza dei posti di lavoro, eppure in Italia la maggior parte di strutture di questo tipo, che si possono definire assolutamente fatiscenti, sono innumerevoli.

Il secondo aspetto da sottolineare è l’iter da seguire per dare seguito a questo tipo di business, perché di questo si tratta, una casa famiglia può ospitare fino a 20 persone, la burocrazia si esplica presentando autorizzazione presso il Comune in cui si ha intenzione di farla sorgere, poi si nomina un legale rappresentante della società, della cooperativa o dell’associazione, ecco i volti associativi che si celano dietro queste strutture, tale legale rappresentante, che può essere chiunque e lo sottolineiamo, deve a sua volta presentare domanda in carta da bollo all’assessorato ai Servizi Sociali del Comune, allegare il curriculum di tutto il personale, i relativi contratti di lavoro, e le autorizzazioni ricevute, nonché la planimetria e il progetto educativo che si ha intenzione di adottare.

Dopo aver ricevuto il nulla osta da parte del Comune, e l’autentifica di un notaio, il business può iniziare.

Eppure è già capitato, di recente tra l’altro, in merito ad un caso in particolare di cui mi sono occupata, seguito dall’Avvocato Miraglia, che al fine di tutelare un minore, ed accertarsi che fosse seguito adeguatamente presso una struttura, in quanto affetto da una patologia che rientra nella sfera dei disturbi pervasivi dello sviluppo, inoltrò richiesta alla comunità in questione, al fine di poter apprendere la reale formazione del personale all’interno di questa struttura, visti gli scandali emersi che hanno imperversato la cronaca Italiana, ebbene queste informazioni sono state omesse, dal gestore della struttura, quasi a voler legittimare l’ennesima inadeguatezza.

“Ma torniamo a noi” : ATTENZIONE SE UNA STRUTTURA INTENDE OSPITARE SOLO 6 MINORI, NON HA BISOGNO DI AUTORIZZAZIONE, INFATTI IN QUESTO ULTIMO CASO IL GESTORE DELLA CASA FAMIGLIA DEVE SEMPLICEMENTE COMUNICARE L’AVVIO DELL’ATTIVITA’ AL DIRIGENTE DEI SERVIZI DIRETTO DELL’ASSESSORATO POLITICHE SOCIALI E PER LE FAMIGLIE DEL COMUNE, CHE A SUA VOLTA COMUNICHERA’ AL COMUNE, ENTRO 60 GIORNI DAL PREAVVISO RICEVUTO, L’AVVIO DI QUESTO BUSINESS.

ADDIRITTURA VISTO CHE SI TRATTA DI ATTIVITA’ NON SOCIO ASSISTENZIALI, NON E’ NECESSARIO OTTENERE L’AUTORIZZAZIONE, OSSIA TRASCORSI 60 GIORNI DALL’AVVENUTA COMUNICAZIONE DI APERTURA DELLA CASA FAMIGLIA, L’ATTIVITA’ SI INTENDE AUTORIZZATA.

Il terzo punto è che queste strutture dovrebbero fornire attività puramente sociali, ricreative o di inserimento sociale o lavorativo, insomma non in forma definitiva, avvalendosi di percorsi specifici, ma non di tipo sanitario, eppure in varie occasioni emergono strani casi, in cui l’utilizzo di psicofarmaci o calmanti viene perpetrato, i minori che vi entrano, come alcune mamme, vi rimangono quasi in pianta stabile, senza che nessun  percorso venga mai attuato, un altro paradosso di questo mero business, fatto a discapito dei bambini, e delle loro famiglie.

Da rispettare sarebbe anche la normativa riguardante le dimensioni minime degli alloggi per gli ospiti : le camere singole devono essere ampie almeno 9 metri quadri, per due posti letto c’è bisogno di 14 metri quadri, i soggiorni e le sale necessitano di 18/22 metri quadri, e le cucine di 8, e che dire delle condizioni igieniche, del cibo scaduto o ammuffito, che viene somministrato agli ospiti, forzatamente rinchiusi in queste strutture.

Il quarto punto da non sottovalutare, è che chiunque può iniziare un business del genere, coppie, single, coppie omosessuali, senza che sia necessario un particolare titolo di studio.

Sembrerebbe tutto chiaro ormai, ma bisogna assolutamente non omettere nulla, per cui veniamo al dunque, tutte le comunità che ospitano minori, RICEVONO UNA RETTA DAI COMUNI PER OGNI SINGOLO BAMBINO OSPITATO, CHE PUO’ ARRIVARE FINO A 1800 EURO AL MESE, ED INCREMENTARSI IN CASI DI BAMBINI TUTELATI DALLA LEGGE 104 IN QUANTO AFFETTI DA UNA QUALCHE DISABILITA’, TUTTI SOLDI CHE VENGONO INGLOBATI DA QUESTE STRUTTURE, E CHE VENGONO EROGATI FINCHE’ QUEL MINORE E’ COSTRETTO A VIVERE IN QUELLA REALTA’, SOLDI PUBBLICI CHE LO STATO UTILIZZA PER ALIMENTARE QUESTO BUSINESS, INVECE DI AIUTARE CONCRETAMENTE IL MINORE E LA FAMIGLIA.

LA GESTIONE NONCHE’ IL TARIFFARIO DI UNA CASA FAMIGLIA E’ RIMESSO ALL’INIZIATIVA PRIVATA, CON CIO’ IL GESTORE GODE DI UN’AUTONOMIA DECISAMENTE AMPIA SIA NELLO STABILIRE LE TARIFFE, I PREZZI DEI SERVIZI OFFERTI, EPPURE NELLO STABILIRE LE REGOLE SPESSO ARBITRARIE ED ANOMALE, PER LA GESTIONE DELLA CASA.

E se si pensava di aver chiarito tutte le dinamiche inerenti all’inizio di questo bieco business, non va assolutamente dimenticato che tutte le persone che intendono approcciarsi a tale fonte di guadagno, vengono supportate dal Servizio Affido, dove vi è un : Responsabile dell’Affido, uno psicologo, e quattro assistenti sociali, che si occupano di controllare le richieste di affido inoltrate dagli Ambiti Territoriali Sociali e dall’Ufficio Cittadini Senza Territorio, quest’ultime ben consapevoli ed informate, dai gestori delle case famiglia, circa la disponibilità dei posti nelle varie strutture, che evidentemente vanno riempiti, in quanto vacanti, naturalmente non procurerebbe introiti alla struttura.

I servizi referenti per cui le assistenti sociali, oltre a piazzare minori presso le varie case famiglia da riempire, dovrebbero anche occuparsi : di effettuare gli inserimenti insieme all’educatore, di controllare l’andamento del progetto, di stabilire le riunioni del gruppo d’incontro delle case-famiglia.

Ed inoltre :

Accompagnare lo sviluppo e il consolidarsi del progetto, oltre a trovare un’occasione di confronto delle esperienze;

Elaborare il contratto base, che serve a concordare il periodo di accoglienza nella casa famiglia dei minori tra ZERO E 10 ANNI, PER ALMENO 6 MESI FINO AD UN MASSIMO DI 2 ANNI, PER I CASI PARTICOLARI;

Finalizzare l’accoglienza al riavvicinamento alla famiglia di origine, o alla famiglia adottiva, definire la situazione dei minori con un nuovo progetto per loro;

Assicurare che una delle due figure parentali segua le attività della casa famiglia prevalentemente, con un’attività esterna non superiore alle 18 ore lavorative a settimana, e compatibile con il funzionamento della casa famiglia.

Ebbene in molti casi i bambini dopo 2 anni sono ancora rinchiusi presso queste strutture, i percorsi spesso non sono contemplati, il genitore viene estromesso, ed addirittura vengono impediti gli incontri con i figli, senza che sia rispettata la regola che prevede l’agevolazione dei rapporti ed il riavvicinamento, alla famiglia di origine.

E che dire degli incontri protetti dove spesso i bambini danno l’impressione di non poter essere spontanei con i propri genitori, che a loro volta spesso raccontano i soprusi e le velate minacce che subiscono se osano solo svelare la realtà disdicevole, che loro ed i loro bambini devono subire, per colpa di questo crudele ed incivile business.

Alla prossima pubblicazione con un altro approfondimento.

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