Elisabetta Mauti: Andersen dei giorni Nostri!!!
Elisabetta Mauti, è stata ultimamente premiata con Finché morte non ci separi, alla VII edizione del Premio di drammaturgia CENDIC. Il premio prevede la produzione e la messa in scena della piece al Teatro Marconi di Roma, ed il coinvolgimento in partnership dei teatri: Sala Umberto, Documenti, Audaci e Manfredi di Ostia: valore aggiunto all’opera premiata!
Siamo in contatto con lei ed alle nostre domande così’ ci ha risposto:
Mauti ci racconta cosa tratta Finchè morte non ci separi??
Volentieri: si tratta di una piece: liberamente tratta ed ispirata da un fatto di cronaca avvenuto in provincia di Milano. Una donna ospita in casa il suo compagno durante il Covid. Nonostante la relazione li avesse legati precedentemente per quasi una decina d’anni, nello spazio di poche settimane la situazione precipita e l’uomo le spara con un fucile conservato all’interno dell’abitazione. Poi va alla polizia e si costituisce.
Naturalmente sottolineoche non c’è stata una ricerca delle fonti, neanche interviste agli sfortunati protagonisti di questa vicenda: ho letto tutto quello che ho trovato sui quotidiani!
C’è stato anche uno speciale di Amore Omicida, ma poi mi sono lasciata ispirare da storie più vicine: la mia prima di tutto, ma tante altre che magari non hanno avuto un epilogo altrettanto drammatico, ma son intessute di violenza.
Non sono tali anche la parola, la voce, le urla?
Credo che la violenza sia qualcosa che sperimentiamo tutti, in certi momenti e circostanze del nostro quotidiano. Un fatto di cronaca diventa l’icona di qualcosa che ci coinvolge tutti e che dobbiamo essere capaci di riconoscere ed arrestare.
Lei ha già avute diverse premiazioni e ha già pubblicato numerosi libri.Quale ama di piu’ e quale meno. e perché??
Il libro che ho amato di più si intitola COSA MI RACCONTI OGGI? ed i suoi personaggi sono quelli della mia famiglia: mio marito, i miei bambini, ma anche tante altre famiglie con bambini che ho incontrato nella mia vita.
Il libro consente ad un adulto di giocare con i più piccoli perché è punteggiato di domande che confrontano la vita dei personaggi con quella dei lettori.
E' accaduto che una grande scuola materna nel comune di Gambolò ha utilizzato questo libro per attività didattica coinvolgendo tutte le classi: alla fine dell’anno sono stata invitata e mi è stato presentato il lavoro.
E’ stata un’esperienza bellissima. Tutti i bambini conoscevano i miei personaggi, forse meglio di me ed avevano molte domande.
Invece di chiedermi quale libro amo meno... non saprei. Sono sempre una mamma italiana, secondo il cliché e lei lo sa: ogni scarrafone…
Considerando anche la sua professionalità aziendale come mai anche favole per bambini???
Le ragioni sono tante. Comincio col dire che l’essere umanoo forse molti esseri umani, come me, hanno necessità di impegnarsi in attività anche molto diverse, per dare spazio e liberamente tratta da diverse anime che li abitano.
La mia attività professionale, all’interno di una grande organizzazione multinazionale, non mi toglie la voglia di giocare con il mondo fantastico delle favole o del teatro. Al contrario: un’anima ne alimenta e ne rafforza un’altra e viceversa, proprio perché sono tanto lontane.
Poi le direi che nella vita le cose capitano un po’ per caso. Io ho iniziato a scrivere favole quando sono nate le mie bambine e avevo bisognodi aiutarle a capire cose che dette con un linguaggio adulto e logico non venivano comprese. Però se parlavo di farfalle, di bruchi di bottoni e di saponette: improvvisamente capivano.
Oggi metto insieme le mie anime e porto le favole all’interno delle organizzazioni: in fondo la bambina o il bambino che siamo stati è ancora vivo e presente dentro di noi.
Le favole sono l’interruttore per svegliarlo e chiamarlo a giocare.
In generale o individualmente a cosa si ispira?
Mi ispira sempre la voglia di dire qualcosa: un messaggio, un’idea, un’urgenza si fa strada nella mia testa.
Quando la incontro due, tre, più volte, capisco che è quello su cui mi voglio soffermare. La scrittura non è un modo per dire quello che si sa,ma uno strumento per mettere sé stessi al lavoro su cosa non si sa. Scrivendone andiamo in profondità e la capiamo meglio.
Come nasce una favola???
Può nascere da un’immagine, un fiore dalla forma strana, un colore insolito, la forma di un’ombra proiettata su un muro.
Oppure un gesto osservato su un mezzo pubblico o un frammento di frase ascoltata per strada e la fantasia parte. Una volta ho visto un albero da cui partivano dei lunghi baccelli e ho pensato che potessero essere i luoghi in cui nascono le fate.
Oppure viene dalla necessità di far capire qualcosa che, a parole sarebbe difficile spiegare: cosa accade e se il nonno muore o cos’è l’adozione. Sotto ad una certa età è impossibile trasferire certi concetti ad un bambino: con le favole è possibile fargli comprendere l’emozione collegata.
L’abbiamo apprezzata anche teatralmente nella presentazione di una sua fiaba per un’azienda. Secondo Lei psicologicamente penetra maggiormente in forma teatrale??? E perché per i dipendenti???
Sicuramente una rappresentazione arriva prima ed in modo più forte rispetto alla lettura. Anche solo la narrazione orale attiva corde dentro di noi che vibrano in modo più intenso: ci divertono, ci commuovono.
I dipendenti non sono altro che esseri umani, mamme, papà, fratelli, zie che si trovano a lavorare insieme: è ovvio che la favola li tocchi, come tocca chiunque.
Dillocon1fiaba oggi è una piccola agenzia di comunicazione specializzata nel costruire messaggi emotivi che parlano al cuore delle persone: lo fa all’interno di convention, riunioni, anche aule di formazione, pillole registrate o newsletter rivolte ai dipendenti delle aziende oppure ai loro clienti.
Oggi portiamo Finchè Morte Non ci Separi all’interno delle aziende che vogliono sensibilizzare i dipendenti contro la violenza di genere.
Nel cassetto per il futuro??
Tante altre favole, copioni teatrali da portare in scena ed un paio di spettacoli in preparazione, uno centrato sul tema delle abilità diverse e uno sui Virus da far mettere in scena ad un gruppo di scienziate.
Elisabetta Mauti è laureata in lingue e letterature straniere ed in psicologia clinica. È autrice di fiabe e filastrocche e vincitrice del Primo Premio «la Filastroccola» 2008.
Ricordiamo alcuni testi che hanno ottenuto premiazioni: Finchè morte non ci separi, Un buco a forma di cane, Piselli in scatola,Il cielo di san Pellegrino, La Microfiaba, Le ceneri, Il posto che ho scelto, Il topo arredatore ed altre
Ed alcuni suoi libri pubblicati:Una fiaba per ogni perché, Cosa mi racconti oggi?, C’era una volta il diabete, Mille e una famiglia, Tutta un’altra storia, Giorgino mangiabombe e altre storie, I Formulini, vol. 1, un nuovo amico in arrivo, I Formulini, vol. 2, Avventura nel bosco Favole per la pappa e per la nanna, Ha cominciato lui! Un libro-gioco per imparare a litigare come si deve, Favole per prepararsi alla nascita, Favole per imparare le regole, Personaggio sonoro: Unico Come Leo, una favola sulla diversità, Di che colore è la felicità?
Gioia Logiri