Bambino dato in adozione : al padre non viene effettuato i test personologici in quanto appartiene ad una cultura troppo diversa, e non ha una padronanza della lingua.

Bambino dato in adozione : al padre non viene effettuato i test personologici in quanto appartiene ad una cultura troppo diversa, e non ha una padronanza della lingua.
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Torino 22 maggio 2022, un caso alquanto emblematico e sconcertante, quello di un padre di origini Senegalesi, che dopo aver avuto una relazione con una donna italiana, affetta da ritardo mentale del 50%, da cui è nato un figlio R. il Tribunale gli ha prima sospeso la responsabilità genitoriale, dato in affido il bambino, e poi lo ha dichiarato adottabile.

Alla madre del bambino, in quanto ritenuta inadeguata, il Tribunale di Torino aveva tolto altri due bambini, avuti da due precedenti relazioni, e fatti anch’essi adottare.

R. l’ultimo nascituro, ha un padre che invece lo ama, che lo ha accudito, fin dalla nascita, e che fino all’ultimo si è messo a disposizione, collaborando, seguendo tutti i percorsi e le indicazioni dei Sociali, affinché potesse ottenere l’affido del figlioletto, per poi vedendoselo portare via, dare in affido, ed in adozione.

Il Sig. D. è in Italia dal 2015, più o meno a fine 2016, conosce la mamma di R. con la quale inizia una convivenza, rapporto da cui nasce il tanto amato figlio R.

Era stato proprio lui a convincere la madre a non abortire, ed a portare a termine la gravidanza affinché potesse essere orgogliosamente e felicemente padre.

R. nasce ad Agosto 2017, ma nonostante le oggettive problematiche della madre, il padre del bimbo sopperisce in tutto, addirittura agevolando anche l’integrazione del bambino, iscrivendolo all’asilo nido.

Un uomo che non solo ha sempre dimostrato attenzioni verso il bambino, ma anche nei confronti della compagna, prendendosi cura anche della casa.

I Sociali così propongono un progetto alternativo alla comunità, mamma bambino, al fine di valutare sul campo l’impegno e la capacità dell’uomo di occuparsi della casa e del bambino, “egli infatti è sempre apparso in grado di prendersi cura della casa”, come emerge nel verbale del Tribunale dei Minori datato  22/09/2020.

Nell’autunno del 2019 la coppia entra in crisi, il Sig. D. comunica ai Sociali di avere intrapreso una relazione con una nuova compagna, residente in Torino, ciò nonostante questo papà non smette di prodigarsi per il suo bambino, rendendosi disponibile anche nei confronti dell’ex compagna.

Terminata la convivenza con l’ex compagna il Sig. D. si trasferisce, in accordo con i Sociali, in una località indicata dai Servizi stessi, per essere più vicino al bambino.

Prende in affitto un appartamento dotato di cucina, salotto, camera da letto e bagno, adeguato ad accogliere il figlio, che i Servizi Sociali però non solo non hanno mai visitato, ma nemmeno predisposto un sopralluogo dell’immobile, per prendere atto circa l’effettiva idoneità della casa, atta ad ospitare R.

Nemmeno il CTU ha MAI disposto un sopralluogo, e nemmeno il Tribunale ha mai chiesto di valutare l’idoneità abitativa, fatto che ci desta molto sconcerto, dal momento che non è possibile decretare una decisione, in special modo che coinvolga un minore, quando non si hanno tutte le oggettivazioni del caso, affinché non risulti MAI una mera intenzione di agire a priori in un determinato modo, sradicando un bambino dal proprio nucleo familiare.

Terminato il suo contratto di lavoro, presso una carrozzeria nei pressi di Casale Monferrato (TO), si adopera per trovare un nuovo lavoro, e lo trova come corriere alle dipendenze di una nota piattaforma di acquisti on-line.

Nel 2019 l’uomo li informa della sua esigenza di recarsi in Senegal, per massimo un mese, per ottenere il divorzio dalla prima moglie, per potersi così trasferire dalla nuova compagna, e formalizzarne l’unione con rito civile.

Il 25 Gennaio del 2020 infatti, come preannunziato, questo papà si reca in Senegal, forte del fatto che il bambino fosse con la madre, per la quale nel frattempo i Sociali avevano attivato un percorso massiccio di assistenza domiciliare, di circa 6 ore al giorno.

Il Sig. D. prima di allontanarsi, versa due mensilità di affitto, e si adopera per fare una cospicua spesa, affinché al suo bambino, ed anche all’ex compagna non manchi nessun genere alimentare, e nemmeno generi di prima necessità.

Ciò nonostante a causa delle restrizioni Covid-19 dovute al periodo pandemico, al Sig. D. viene impedito il rientro in Italia.

Nell’attesa dovuta a questo impedimento “causa di forza maggiore”, il Sig. D. si adopera in ogni modo per mantenere i contatti con il suo bambino, facendo anche delle video chiamate, e cercando di essere il più vicino possibile al bimbo, nonostante la lontananza forzosa.

Ma ecco che arriva la nefasta notizie : questo impedimento a tornare momentaneamente in suolo italiano viene interpretato, come stato abbandonico del minore, da parte del padre.

Trascorrono circa 7 mesi, prima che a l’uomo venga concesso il rientro in Italia, a causa delle restrizione dovute alla pandemia, ed il bambino nel frattempo viene sottratto alla genitorialità paterna e materna, accusando questo papà di abbandono di minore, nonostante il progetto dei Sociali, insomma non ci sembra proprio corretto.

Il bambino nel frattempo smetteva di frequentare l’asilo, proprio come molti altri bambini italiani, che a causa della pandemia Covid, interrompevano la frequenza a scuola.

Perché togliere la responsabilità genitoriale ad un genitore che oggettivamente non poteva rientrare in Italia ?

Il 23 Luglio 2020 il Tribunale dei minorenni del Piemonte e della Valle d’Aosta, dichiara lo stato di adottabilità del piccolo R. dichiarando di avere ricevuto relazione da parte dei Servizi Sociali, in cui risultava che il minore viveva in una condizione di precarietà.

Ed ecco che R. viene inserito presso una famiglia affidataria, una coppia matura, che il bambino chiama addirittura “nonni”, con l’intento da parte delle istituzioni di fare subire al bambino un ennesimo cambiamento, con l’adozione, insomma non è un pacco postale questo bambino, sfidiamo chiunque a non intravederci in tutto questo un’esperienza traumatizzante.

Il papà disperato, che si è visto togliere il bambino nonostante la sua continua collaborazione, con tutte le parti coinvolte, si fa assistere legalmente dall’Avvocato Bruna Puglisi del Foro di Torino che si è espressa in tal senso : “si tratta di una violazione dell’Art. 8 della Legge sull’Adozione N. 184/1983, con un errata interpretazione delle norme di Diritto e dei fatti di Causa rispetto all’abbandono”.

Continua l’Avvocato Bruna Puglisi : “considerato che in via di principio l’ambiente naturale è il più consono a garantire un armonico sviluppo del minore, in tale prospettiva il riconoscimento dello stato di adottabilità si configura come un eccezionale sacrificio di detta esigenza primaria, consentito SOLO se ed in quanto sussista l’oggettiva e NON TRANSITORIA carenza di quel minimo di cure materiali, calore affettivo ed aiuto psicologico, indispensabili per l’affermazione e lo sviluppo della personalità del minore”.
“Come sopra evidenziato nel caso di questo bambino, comporta il sacrificio della sua primaria esigenza di crescita e sviluppo all’interno della famiglia biologica,  l’adottabilità è autorizzata dalla legge non per il mero fatto che ai fini del suo sviluppo fisico o psichico, la vita in istituto o presso terzi, possa presentarsi come intrinsecamente più adatta e conveniente, ma perché la vita offerta dai genitori sia talmente inadeguata, da far considerare la rescissione del legame famigliare, come l’unico mezzo per evitare al minore un pregiudizio più consistente”.
“Ed invece noi leggiamo nella dichiarazione di adottabilità e di inserimento presso una famiglia affidataria, che è una decisione dettata soltanto perché : ritenuta la scelta più idonea ad una armoniosa crescita di R. questo costituisce una grave violazione dell’orientamento prevalente, che considera lo sradicamento del minore dalla famiglia di origine COME ESTREMA RATIO, possibile solo nei casi estremi in cui all’interno del nucleo familiare sia gravemente compromesso il diritto di crescita psico-fisica del bambino”.
“Inoltre – dichiara l’Avvocato Puglisi – un altro fatto gravissimo emerge dalle operazioni peritali delle CTU che nella sua relazione depositata in data 29 Luglio 2021, riferiva di : NON ESSERE RIUSCITA AD EFFETTUARE VALUTAZIONI TESTISTICHE PER IL PADRE DEL BAMBINO, A CAUSA DELLE DIFFERENZE CULTURALI E DI LINGUA”.

Ci chiediamo ma se c’è un padre che ama il proprio figlio, non lo si valuta adeguatamente per una carenza istituzionale, a farne le spese dev’essere il bambino, che andrà alla mercé di estranei ?

L’Italia in fatto di allontanamenti di minori dalla loro famiglia, vuole forse raggiungere il primato sulle ingiustizie e sulla crudeltà nei confronti dei bambini ?

Una barbarie, sintomo di scarsa evoluzione colturale e statale.

Riprende l’Avvocato Bruna Puglisi : “Il padre del bambino, ha dimostrato di avere particolarmente a cuore il bene del minore instaurando con lo stesso un buon rapporto affettivo, come emerge dalle stesse relazioni depositate agli atti, fin dalla nascita di R.”.
“R. durante gli incontri con il suo papà, ha sempre dimostrato il suo coinvolgimento affettivo, si nasconde lo attende, per poi sbucare fuori e fargli una sorpresa, insomma ma di cosa stiamo parlando, perché se è del bene psico-fisico del minore su cui vogliamo realmente basarci, come dettato dall’ordinamento, allora non bisogna assolutamente agire in senso contrario”.
“Padre che si è preso cura del figlio seguendo tutte le indicazioni date dai Servizi, provvedendo al mantenimento del bambino, senza fargli mancare nulla”.
“Il sig. D., inoltre, appena tornato dall’Africa, appresa la notizia dell’allontanamento del piccolo e della sospensione delle capacità genitoriali, si è subito attivato per potere rivedere il bambino, presentandosi puntualmente e costantemente agli incontri nei luoghi neutri, una decisione  che il Tribunale ha decretato senza mai approfondire la sussistenza di colpevolezza in capo a questo papà, COSTRETTO a permanere fuori Italia per sette mesi”.
“I Sociali invece non hanno mai proposto un ampliamento o un percorso di sostegno a questo padre, non si possono allontanare i bambini dalla propria famiglia per partito preso”.
“I Sociali hanno limitato gli incontri padre - figlio – riducendoli ad 1 incontro al mese, senza MAI proporre ampliamenti, nonostante l’esito sostanzialmente positivo relazionato dagli stessi, nei confronti di questo papà”.

“Il CTU ed i Sociali hanno escluso in assenza di ragione alcuna, la possibilità di intervenire a sostegno del padre”.

“Il Sig. D. si è adoperato per comprendere le esigenza di base del figlio, ha saputo seguire e supervisionare adeguatamente i contatti sociali del figlio, ha dimostrato capacità di individuare strutture esterne alla famiglia, necessarie per l’equilibrio adattivo del bambino, ha sempre consentito interventi terapeutici riabilitativi in favore di Riccardo, insomma non solo ha svolto in modo appropriato le funzioni di supporto e di vigilanza nel periodo di convivenza con la madre del bambino, ma anche portato avanti l’esercizio della funzione protettiva e di controllo, sempre durante la convivenza, esercitato un monitoraggio costante sull’igiene personale del bambino e della casa”.
“Ha collaborato con i Servizi per la gestione educativa del figlio, dimostrando di essere consapevole delle difficoltà, seguendo le indicazioni dei Sociali, HA CERCATO PER OLTRE 2 ANNI DI COLLABORARE CON L’ALTRO GENITORE, nella gestione educativa del figlio, ha dimostrato attenzione nel preservare il figlio da situazione che lo potessero esporre a violenza fisica e psicologica, ha sempre evitato, che le discussioni familiari avvenissero in presenza del bambino”.
“Mai alzato la voce, mai adottato comportamenti violenti”.
“Questo padre ha ampiamenti dimostrato di essere un padre affettivo ed empatico, amando il proprio figlio in modo incondizionato, nonostante il probabile deficit cognitivo, sapendo accettare anche i limiti del bambino a differenza di molti genitori”.
“Ha compreso ampiamente le esigenze del figlio, comprando tra le tante cose per esempio, anche una bicicletta per il bambino, al fine di venire incontro alle sue difficoltà di deambulazione”.
“Insomma a cosa serve il supporto che dovrebbero fornire le istituzioni, insieme ai Servizi Sociali, perché precluderlo a questo padre ?”

“C’E’ LA PALESE MANCANZA E LA DISPONIBILITA’ DI FORNIRE A QUESTO PADRE UN PROGETTO VOLTO A SOSTENERE LE SUE CAPACITA’ GENITORIALI, PROPRIO PER L’OGGETTIVA ASSENZA DI UN PROGETTO VOLTO AL GRADUALE RIENTRO DEL MINORE DAL PADRE”.

“QUESTA E’ UNA GRAVE VIOLAZIONE DELLA LEGGE SULL’ADOZIONE E DELLA GIURISPRUDENZA CEDU IN MATERIA, NONCHE’ LEDE IL DIRITTO DI UN MINORE, A VIVERE CON UN PADRE CHE LO AMA E CHE NON SI E’ MAI SOTTRATTO AI SUOI DOVERI, E ALLE SUE RESPONSABILITA’ DI GENITORE, ADOPERANDOSI IN OGNI MODO PER ESSERE UN PADRE SEMPRE MIGLIORE”.

Noi dal nostro canto terremo alta l’attenzione su questo caso, facendo in modo che anche le Comunità Senegalesi in Italia, apprendano il calvario di questo papà, loro connazionale.

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