ANNA ZULIANI: racconta di lei e di alcune sue ultime creazioni.
Ti senti più Anna Zuliani o Anna Driesen ??
Anna Zuliani non ci sarebbe mai stata Anna Driesen. Grazie alla scrittura ho potuto dare forma e voce alla mia anima. Attraverso le parole posso condividere con gli altri quelle che sono le mie passioni, la mia fantasia, il mio modo di vedere il mondo.
Fondamentalmente dentro di me c’era già tutto, solo che l’ho reso visibile agli altri.
Ogni volta che scrivo lascio sulla pagina un frammento di me e credo che sia questo uno degli aspetti più belli: la possibilità di trasformare qualcosa di profondamente intimo e personale in qualcosa che può arrivare agli altri. Scrivere è uno spazio in cui posso essere me stessa, senza filtri, e allo stesso tempo è un ponte verso il mondo. Perché quando una storia nasce dentro di me riesce a far sentire qualcun altro compreso, emozionato o semplicemente incuriosito: allora la scrittura acquista un significato ancora più grande.
Mi racconti un po’ di te
Sono un ingegnere gestionale e, per gran parte della mia vita professionale, ho lavorato immersa nei numeri, nelle formule, nelle equazioni e nei processi. La mia formazione mi ha portata a sviluppare un approccio molto razionale alle cose: programmare, organizzare, analizzare, valutare i rischi, prevedere le conseguenze e cercare di avere sempre tutto sotto controllo, possibilmente fino al più piccolo dettaglio.
Eppure, è sempre esistita anche un’altra dimensione, molto più istintiva e creativa. Ho ereditato la passione per l’arte dai miei genitori e, in particolare, da mio padre. Fin da piccola i libri hanno avuto un ruolo importante nella mia vita. Leggevo moltissimo e, attraverso le storie degli altri, imparavo a conoscere mondi lontani, persone ed emozioni. Questo mi ha permesso, nel tempo, di creare un equilibrio tra due parti apparentemente opposte della mia anima: da un lato la necessità di analizzare e razionalizzare, dall’altra il bisogno di immaginare, sentire e creare.
Qualche anno fa ho iniziato quasi per gioco a scrivere fanfiction. È stata un’esperienza fondamentale, perché mi ha permesso di avvicinarmi concretamente alla scrittura, ma anche di entrare in contatto con tantissime persone in giro per il mondo.
Le fanfiction sono state una vera palestra. Mi hanno insegnato ad ascoltare i lettori, a confrontarmi con punti di vista diversi dal mio e a capire quanto u
una storia possa creare connessioni tra persone che magari vivono a migliaia di chilometri di distanza.
Poi, a un certo punto, ho sentito il bisogno di fare un passo in più. Mi sono chiesta cosa sarebbe successo se, invece di partire da personaggi già esistenti e amati da altri, avessi provato a creare qualcosa che fosse completamente mio. Un mondo costruito da zero.
E così ho iniziato a scrivere.
All’inizio non avevo certo l’ambizione di arrivare dove sono arrivata. È stato un percorso quasi naturale: una pagina dopo l’altra, i personaggi hanno cominciato a prendere vita, le loro storie si sono intrecciate e quello che doveva essere un esperimento è diventato un progetto sempre più grande. Mi sono ritrovata con una trilogia di circa 1500 pagine.
Ma, soprattutto, mi sono ritrovata con qualcosa che sentivo profondamente mio.
Heartbeats parla di famiglia, di amicizia, di dolore e di rinascita. Ma, soprattutto, parla d’amore. Ecco il punto in cui le mie due parti, quella razionale e quella creativa, si incontrano. Anche quando scrivo, in fondo, costruisco, organizzo e progetto. Solo che al posto di numeri ed equazioni utilizzo parole. La scrittura mi ha permesso di scoprire che non dovevo necessariamente scegliere tra queste due parti di me. Potevano convivere. Anzi, potevano completarsi. La razionalità mi ha dato gli strumenti per costruire la storia; la fantasia e la sensibilità mi hanno dato qualcosa da raccontare.
La fragilità è una resa o una forma di coraggio?
Nei miei libri la fragilità non è una resa, ma una forma di coraggio, perché avere il coraggio di mostrarsi per ciò che si è, con le proprie paure, le proprie ferite e le proprie insicurezze, richiede molta più forza di quanto spesso immaginiamo.
I miei personaggi non sono eroi invincibili. Cadono, sbagliano, hanno paura, si perdono e a volte arrivano a pensare di non avere più la forza per andare avanti. Ma è proprio attraverso queste fragilità che riescono lentamente a ritrovare la strada.
Credo che essere fragili significhi permettersi di non avere sempre una risposta, chiedere aiuto, lasciarsi sostenere da qualcuno. Significa accettare che non possiamo affrontare tutto da soli e che mostrare una ferita non ci rende più deboli agli occhi degli altri.
Anzi, spesso è proprio quando smettiamo di nasconderci che diventiamo più forti.
La fragilità ci rende umani e, paradossalmente, può diventare il punto da cui ripartire.
Il vero coraggio non è non avere paura. È scegliere di andare avanti accettando le proprie debolezze e trasformandole, passo dopo passo, in una nuova forma di forza.
Scrivi storie d’amore di uomini perché e cosa c’è della tua personalità?
Le mie storie hanno una forte componente LGBT.
Racconto relazioni tra uomini, ed esploro l’amore al di là degli schemi più convenzionali, analizzo le loro fragilità, i loro desideri e le loro contraddizioni.
Non ho la presunzione di raccontare la storia gay in senso assoluto, né di parlare a nome di una realtà così complessa e variegata. Racconto piuttosto le storie che immagino io, il modo in cui io vedo l’amore tra due uomini, le relazioni, le difficoltà ed il modo in cui le persone possono scegliersi e sostenersi.
I miei personaggi, in qualche modo, vivono anche alcune delle mie aspettative: l’importanza della fiducia, del rispetto, della libertà di essere se stessi e della possibilità di amare senza dover chiedere il permesso a nessuno. Attraverso di loro riesco ad esprimere anche il mio modo di vedere determinati diritti e determinate battaglie. Parlo d’amore, diritti e resilienza. In un mondo che, nonostante i tanti passi avanti, è ancora attraversato da omofobia, discriminazione e pregiudizi. Credo che parlare di accettazione, inclusione, coming out e coraggio abbia ancora un significato importante. Non penso che un libro possa cambiare il mondo da solo, ma mi piace pensare che possa contribuire, anche in piccolissima parte, a cambiare lo sguardo di qualcuno. Se una mia storia riesce a fare riflettere una persona, a farla sentire meno sola o semplicemente a mostrarle una realtà che non aveva mai considerato, allora per me la scrittura ha già raggiunto uno dei suoi obiettivi.
Nella mia vita ho attraversato momenti difficili, ho conosciuto delusioni profonde e ci sono stati periodi in cui mi sono sentita particolarmente sola. Esperienze che mi hanno messa alla prova e che, in alcuni momenti, mi hanno fatto pensare che sarebbe stato molto più semplice arrendersi. Eppure, in qualche modo, sono sempre riuscita a restare in piedi.
È questa la forma di resilienza che ritrovo nei miei personaggi: non quella di chi è invulnerabile, ma quella di chi cade, si rompe, ha paura e, nonostante tutto, trova la forza di rialzarsi. Di andare avanti anche quando tutto sembra sul punto di esplodere.
Mi racconti dei tuoi libri??
Heartbeats è una trilogia romance che nasce dal desiderio di raccontare l’amore non soltanto come sentimento tra due persone, ma come qualcosa capace di attraversare il tempo, lasciare tracce profonde e continuare a vivere anche quando chi lo ha vissuto non c’è più.
Tre storie d’amore. Due generazioni. Un unico battito che attraversa il tempo.
La storia comincia con Non è mai troppo tardi, dove Ruben trova il coraggio di raccontare al figlio un amore custodito per tutta la vita. Attraverso un diario e delle lettere, affida a Leonard la storia della relazione con Lewis, trasformando il dolore in un messaggio di speranza. È una storia che parla di memoria, di seconde possibilità e del coraggio di essere finalmente se stessi.
In Dove il cuore batte forte, il testimone passa a Lewis. Dopo aver conosciuto il dolore e la perdita, dovrà imparare ad immaginare nuovamente un futuro. L’incontro con Sebastian, un giovane ballerino altrettanto fragile e bisognoso d’affetto, diventa per entrambi un inatteso percorso di guarigione. Due persone ferite che, senza averlo programmato, diventano l’una per l’altra un porto sicuro.
Con la storia arriva alla generazione successiva. Leonard, dopo la perdita del padre ed il crollo delle proprie certezze, si trova a fare i conti con verità rimaste sepolte e con un’eredità emotiva che non aveva mai compreso fino in fondo. Al suo fianco c’è Kevin, solare e autentico, capace di vedere oltre le sue ferite e di insegnargli che fidarsi di qualcuno non significa essere deboli.
In fondo, Heartbeats parla proprio di questo: di ciò che lasciamo agli altri attraverso l’amore. Di legami che non finiscono con la perdita, ma continuano a vivere nelle persone che abbiamo amato e in quelle che verranno dopo. Perché alcune storie possono attraversare gli anni, cambiare forma, trasformarsi, ma continuano a battere nel cuore di chi le custodisce.
Come hai conosciuto Federico e suo marito??
Ho conosciuto Federico attraverso Instagram, quasi per caso, come spesso accade con le persone che finiscono per lasciare un segno nella nostra vita. Ho iniziato a seguire il suo lavoro e, poco alla volta, ho avuto modo di conoscere non soltanto il suo talento, ma anche la sensibilità e la passione che mette in ciò che crea.
A un certo punto è nata l’idea di coinvolgerlo nel progetto di 11:11 – Esprimi un desiderio, e da lì è successo qualcosa di davvero speciale. Federico mi ha mostrato una sua illustrazione e ho capito immediatamente che aveva colto qualcosa di profondo nella storia che avevo scritto. Attraverso il suo sguardo e quello di suo marito Stefano, è riuscito a dare un volto e un’immagine ad emozioni che per me erano difficili persino da spiegare.
Conoscere Federico ha significato, quindi, conoscere anche Stefano e scoprire una coppia che mi ha trasmesso complicità, sensibilità e un modo autentico di stare insieme. Quando hanno accettato di prestare i loro volti al mio libro, ho sentito che il loro coinvolgimento andava ben oltre una semplice collaborazione artistica.
Era come se una parte della loro storia fosse entrata nella mia. E’ così è nata anche una splendida amicizia.
Gioia Logiri