<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"><channel><title><![CDATA[Gabriele Iacono - ilPostScriptum]]></title><description><![CDATA[News, calcio, sport, società, cultura, economia, diritto, innovazione e molto altro]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/</link><image><url>https://www.ilpostscriptum.it/favicon.png</url><title>Gabriele Iacono - ilPostScriptum</title><link>https://www.ilpostscriptum.it/</link></image><generator>Ghost 2.31</generator><lastBuildDate>Sun, 05 Apr 2026 04:13:39 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://www.ilpostscriptum.it/author/gabriele-iacono/rss/" rel="self" type="application/rss+xml"/><ttl>60</ttl><item><title><![CDATA[Furore: vivere o esistere?]]></title><description><![CDATA[“L'uomo non è che un giunco, il più debole della natura, ma è un giunco pensante”.
]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/furore-vivere-o-esistere/</link><guid isPermaLink="false">60f1d8ccdde7940d9e018b2c</guid><category><![CDATA[Libri e Fumetti]]></category><dc:creator><![CDATA[Gabriele Iacono]]></dc:creator><pubDate>Mon, 19 Jul 2021 09:49:54 GMT</pubDate><media:content url="https://www.ilpostscriptum.it/content/images/2021/07/matthew-henry-kX9lb7LUDWc-unsplash.jpg" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://www.ilpostscriptum.it/content/images/2021/07/matthew-henry-kX9lb7LUDWc-unsplash.jpg" alt="Furore: vivere o esistere?"><p>“L'uomo non è che un giunco, il più debole della natura, ma è un giunco pensante”.</p><p>È con questa nota frase di Blaise Pascal che può essere sintetizzato il contenuto di “Furore”, capolavoro della letteratura americana e opera massima di John Steinbeck.</p><p>Un romanzo estremamente conosciuto che fin dalla propria pubblicazione (1939) ha riscosso l’apprezzamento di milioni di lettori, ottenendo il prestigiosissimo premio Pulitzer.</p><p>Ritenuto il romanzo simbolo della letteratura americana della Grande Depressione degli anni trenta, “Furore” narra le vicende della famiglia Joad, costretta ad abbandonare la propria fattoria nell’ Oklahoma per ricercare un futuro più stabile in California.</p><p>Tra i molteplici e densi avvenimenti che caratterizzano la narrazione, Steinbeck dedica non poco spazio all’uomo e alle fragilità che la sua natura reca con sé, dimostrando di essere ancora una volta una penna profonda e sensibile, tanto attenta alle variabili della storia quanto alle sue costanti, e tra queste indubbiamente spicca l’uomo con le proprie imperfezioni, le proprie debolezze, i propri dissidi e con una forza assolutamente incredibile dimostrata ed acuita nel tentativo di aggrapparsi ancora una volta alle pareti instabili della vita.</p><p>Una narrazione densa fatta di bambini e di padri, di donne e di mogli che si preparano ad affrontare i tumulti della vita: uomini che vengono inghiottiti dal dolore e che deboli scivolano nei propri abissi o ancora uomini che invece scelgono di aggrapparsi a tutto pur di affrontare la marea della vita, restando ancora una volta a galla.</p><p>Un’opera monumentale che coinvolge il lettore e che gli rammenta ancora una volta cosa significhi essere umani, mostrando uomini e donne che sprofondando nel dolore ne riemergono più forti di prima, trovando nella solitudine una via per i propri pensieri e nella compagnia uno strumento per sopravvivere alle proprie e comuni fragilità.</p><p>Uomini fatti di carne e di materia fragile, esseri assolutamente contingenti che, non volendo sottrarsi al proprio destino, scelgono non solo di esistere ma anche di vivere realmente, dando alle proprie idee la forza necessaria per assumere le sembianze di azioni pure e concrete.</p><p>Uomini che si aggrappano alla vita con una forza disarmante e quasi sovraumana: esseri assolutamente consci delle proprie debolezze e della forza che permette loro di convivere con esse.</p><p>Un romanzo monumentale fatto di azioni semplici eppure mai banali, retto dal cuore, dalla mente e dall’animo di protagonisti straordinari: giunchi apparentemente fragili ma assolutamente consapevoli di quanto sia difficile vivere in un mondo che spesso si ferma alla mera esistenza.</p><p>Gabriele Iacono</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Un digiunatore: per una condizione assoluta dell'arte.]]></title><description><![CDATA[Pubblicato per la prima volta nel 1922, il noto racconto di Kafka narra le vicende dell’artista di fame o digiunatore, un uomo che esercita pubblicamente l’arte del digiuno, scegliendo di non ingerire cibo per ben quaranta giorni.]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/un-digiunatore/</link><guid isPermaLink="false">60e6d4d7dde7940d9e018859</guid><dc:creator><![CDATA[Gabriele Iacono]]></dc:creator><pubDate>Sun, 11 Jul 2021 23:46:48 GMT</pubDate><media:content url="https://www.ilpostscriptum.it/content/images/2021/07/prague-2455103_1280.jpg" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://www.ilpostscriptum.it/content/images/2021/07/prague-2455103_1280.jpg" alt="Un digiunatore: per una condizione assoluta dell'arte."><p>Pubblicato per la prima volta nel 1922, il noto racconto di Kafka narra le vicende dell’artista di fame o digiunatore, un uomo che esercita pubblicamente l’arte del digiuno, scegliendo di non ingerire cibo per ben quaranta giorni.</p><p>Tra l’incredulità e il burbero scetticismo, la professione dell’uomo durò per molti anni, fino a quando, visto l’ormai consolidato disinteresse della folla, il suo impresario non fu costretto a troncare i rapporti con lui.</p><p>Assunto in un circo, l’uomo venne collocato in una gabbia dalle piccole dimensioni, situata in prossimità delle zone periferiche della struttura, vicino alla sezione destinata agli animali.</p><p>Dopo un primo periodo di curiosità ed interesse generale, l’artista venne poi abbandonato a se stesso: ignorato dalle folle e da chi avrebbe dovuto sorvegliarlo.</p><p>Il racconto termina quindi con la morte del protagonista che, obbligato alla fame, aveva cessato di essere un libero artista per assumere le sembianze di un uomo morente, nella più completa alienazione dalle masse e dal suo io artistico.</p><p>Un racconto complesso e angosciante quello di Kafka che non ha nessuna intenzione di edulcorare la realtà e di presentarla al lettore come banale semplificazione.</p><p>Una narrazione veloce eppure estremamente densa che cerca di sondare la natura dell’artista e il destino errante al quale da sempre essa è soggetta, tra incomprensioni e secoli d'oblio.</p><p>Oggi l'arte consiste anche nella capacità di sapere comunicare: ma può il genio artistico essere ridotto a pura percezione e a semplice apparenza?</p><p>Comunicare la propria natura e il proprio pensiero è spesso molto difficile: anche il più bravo degli artisti infatti non riuscirà mai a comunicare appieno la propria natura umana che appare quasi insondabile.</p><p>Chi si addentra nei sentieri delle arti, lo fa innanzitutto per se stesso, per la ricerca di libertà e di piena realizzazione del proprio io; l’arte è quindi separata dalle masse: essa è “assoluta” e sciolta quindi da qualsiasi tipo di vincolo.</p><p>L’arte è, cosi come suggerito da Kant, disinteressata, priva di uno scopo e di un fine ma assolutamente necessaria: al genere umano come traccia del proprio passaggio e al singolo come tentativo di una piena realizzazione.</p><p>L’artista è quindi colui che esercita la propria professione con la consapevolezza che l’arte non costituisce necessariamente un mestiere: l’espressione artistica precede l’impatto e il rapporto con la società proprio perché è un’espressione del singolo e della sua pura soggettività.</p><p>Spesso gli artisti vengono sottovalutati.</p><p>Spesso sono incompresi e derisi, altre volte sono invece acclamati.</p><p>Ma la capacità di un artista non dipende in primo luogo da quanto seguito egli abbia: l’arte è uno strumento che ci permette innanzitutto di comprendere la nostra umana natura.</p><p>È una traccia del nostro passaggio, certo…ma è ancor prima una promessa che facciamo a noi stessi.</p>]]></content:encoded></item></channel></rss>