<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"><channel><title><![CDATA[Ferdinando Fabiano - ilPostScriptum]]></title><description><![CDATA[News, calcio, sport, società, cultura, economia, diritto, innovazione e molto altro]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/</link><image><url>https://www.ilpostscriptum.it/favicon.png</url><title>Ferdinando Fabiano - ilPostScriptum</title><link>https://www.ilpostscriptum.it/</link></image><generator>Ghost 2.31</generator><lastBuildDate>Wed, 08 Apr 2026 09:13:43 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://www.ilpostscriptum.it/author/ferdinando/rss/" rel="self" type="application/rss+xml"/><ttl>60</ttl><item><title><![CDATA[Ucraina: la Guerra fredda non è mai finita]]></title><description><![CDATA[<p>Un fiume, una semplice fiume, il Dniepr, divide un popolo, una Nazione e oggi il mondo. Il Dniepr taglia in due l'Ucraina separando un’anima russa di ucraini che parlano la lingua russa, che sono di religione ortodossa e residenti nella regione del Don, una volta figlia dell'Impero zarista. L’</p>]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/guerra-ducraina/</link><guid isPermaLink="false">619dfcf61ce6100d936f9e4d</guid><category><![CDATA[cronaca internazionale]]></category><dc:creator><![CDATA[Ferdinando Fabiano]]></dc:creator><pubDate>Mon, 28 Feb 2022 17:00:19 GMT</pubDate><media:content url="https://images.unsplash.com/photo-1580556271789-c96fcb8ad15c?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDh8fHVjcmFpbmF8ZW58MHx8fHwxNjQ2MDY3NDUz&amp;ixlib=rb-1.2.1&amp;q=80&amp;w=2000" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://images.unsplash.com/photo-1580556271789-c96fcb8ad15c?crop=entropy&cs=tinysrgb&fit=max&fm=jpg&ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDh8fHVjcmFpbmF8ZW58MHx8fHwxNjQ2MDY3NDUz&ixlib=rb-1.2.1&q=80&w=2000" alt="Ucraina: la Guerra fredda non è mai finita"><p>Un fiume, una semplice fiume, il Dniepr, divide un popolo, una Nazione e oggi il mondo. Il Dniepr taglia in due l'Ucraina separando un’anima russa di ucraini che parlano la lingua russa, che sono di religione ortodossa e residenti nella regione del Don, una volta figlia dell'Impero zarista. L’altra anima degli ucraini che vivono nelle terre dell'ovest (la regione della Galizia e dei territori confinanti con la Polonia, la Romania e la Slovacchia) e appartenute un tempo all'Impero austro-ungarico, invece, conosce un'altra lingua, un'altra cultura (quella danubiana o mitteleuropea), professa prevalentemente la fede cattolica, e vede l'Europa come la propria casa. Se non si parte da questo fatto non è possibile capire come si è arrivati a questa situazione drammatica. Repubblica federata all'URSS dal 1922, l'Ucraina è stata, come le altre repubbliche sovietiche (o forse anche di più), soggetta ad una forte campagna di russificazione, nonchè di collettivizzazione forzata delle terre sfociata nella tragedia dell'Holodomor del 1932. Nel dopoguerra, con il formarsi dei due blocchi, viene istituita nel 1949 la NATO (Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord) al fine di difendere gli Stati membri in caso di invasione sovietica: in pratica vennero costituite basi militari rivolte ad est all'interno dei territori dell'Alleanza atlantica. Tuttavia, una volta crollata l'Unione sovietica nel dicembre del 1991, la NATO che in teoria non avrebbe avuto più senso di esistere ha ampliato il numero dei propri membri con l'ingresso di molti Stati del ex-blocco comunista ( Repubbliche baltiche, Romania, Polonia, Ungheria), creando una profonda inquietudine e un profondo sospetto nella classe dirigente russa. Un clima simile si ebbe quando gli americani scoprirono la costruzione di basi missilistiche nucleari sovietiche sull'isola di Castro nel 1962, minacciando la terza guerra mondiale: i famosi corsi e ricorsi storici. Non ledere o minacciare gli interessi e gli equilibri altrui. Questo era l'accordo, questo era l'equilibrio mondiale, e lo è tutt'ora nonostante viviamo in un mondo oramai multipolare (con la buona pace degli americani!). E l'Ucraina era fondamentale per questo equilibrio. L'Ucraina divenuta indipendente e sovrana è stata sempre un pendolo oscillante tra la sfera europea e quella russa determinando i principali eventi del Paese negli ultimi 20 anni:  la rivoluzione arancione del 2004, il ritorno ad una più stretta collaborazione con la Russia da parte dell'ex-Presidente Janukovic sospendendo l'accordo di associazione con l'UE, la rivoluzione pro-Europa dell'EuroMaidan nel 2013 e l'occupazione della Crimea da parte dei russi nel 2014, fino alla volontà, sancita nella modifica costituzionale del 2019, di aderire alla NATO. Secessione delle regioni del Donbass a maggioranza russofila. Il fragile filo si spezza e inizia la guerra. L'autodeterminazione del popolo ucraino viene schiacciata dei carri armati e dalla logica dei due blocchi contrapposti ancora dura a morire. Questo è il punto su cui dobbiamo soffermarci. L'esistenza di una cortina di ferro che non è stata mai abbattuta nella mente dei governanti, nella mente dei leaders della NATO con lo spauracchio della russofobia e nella mente di Putin che, con la l'eterna paura dell'accerchiamento, deliberatamente invade uno Stato sovrano con la strategia della blitzkrieg, divenuta oramai guerra di logoramento. E l'Europa? L'iniziale incertezza sostituita da un'assoluta fermezza dei 27 Paesi, nonostante i dubbi sulle sanzioni economiche e le questioni relative alle fonti energetiche, sicuramente rende orgogliosi noi cittadini europei ma dimostra come l'Unione europea rimanga una confederazione di Stati, uniti nei principi dello Stato di diritto e nella tutela dei diritti umani ma sempre Stati separati dalle loro secolari storie, lingue e dagli interessi economici. Ma questa è un' altra questione.  Ora stiamo assistendo al cambiamento del mondo che conosciamo, avendo ben in mente un concetto: il valore della democrazia. La lotta per la democrazia, imperfetta, anche ingiusta a volte, il sacrificio per la democrazia eleva gli uomini chè allontanano l'ombra della paura tipica delle dittature. Non è perfetta perchè non siamo perfetti ma essa sola ci tutela. E i popoli lo sanno. Lo sanno gli ucraini che stanno dimostrando una resistenza ammirevole, lo stanno dimostrando i russi che non vogliono seguire il loro capo nella tragedia e lo stiamo dimostrando noi: pensare e agire come un solo popolo europeo, con una sola forza a difesa delle proprie libertà. </p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Che razza di rappresentanza abbiamo in Parlamento?]]></title><description><![CDATA[<p>L’affossamento del ddl Zan tramite lo strumento della "tagliola", accompagnato dall'esultanza da stadio di metà Senato (il Governo avrebbe potuto mettere la fiducia sulla "tagliola", ricompattando così la maggioranza? No, come vietato dal regolamento del Senato, ma avrebbe potuto metterla sul testo del disegno di legge, ma questa è</p>]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/che-razza-di-rappresentanza-abbiano-in-parlamento/</link><guid isPermaLink="false">615db49bdfb4713920e2c1d7</guid><category><![CDATA[Cronaca Nazionale]]></category><dc:creator><![CDATA[Ferdinando Fabiano]]></dc:creator><pubDate>Sun, 07 Nov 2021 13:34:11 GMT</pubDate><media:content url="https://images.unsplash.com/photo-1634054961356-8f9d5557c300?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDQ1fHxjYW9zfGVufDB8fHx8MTYzNjI5MTY3NQ&amp;ixlib=rb-1.2.1&amp;q=80&amp;w=2000" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://images.unsplash.com/photo-1634054961356-8f9d5557c300?crop=entropy&cs=tinysrgb&fit=max&fm=jpg&ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDQ1fHxjYW9zfGVufDB8fHx8MTYzNjI5MTY3NQ&ixlib=rb-1.2.1&q=80&w=2000" alt="Che razza di rappresentanza abbiamo in Parlamento?"><p>L’affossamento del ddl Zan tramite lo strumento della "tagliola", accompagnato dall'esultanza da stadio di metà Senato (il Governo avrebbe potuto mettere la fiducia sulla "tagliola", ricompattando così la maggioranza? No, come vietato dal regolamento del Senato, ma avrebbe potuto metterla sul testo del disegno di legge, ma questa è un'altra storia...) e il tentativo (fallito) della Lega e FdI di ostacolare il referendum sulla cannabis presentando un emendamento soppressivo per eliminare la proroga di un mese - dal 30 settembre al 31 ottobre - per la raccolta delle firme, sono esempi che rappresentano l’ennesima vile manovra di palazzo, l’ennesima impostura. Una cosa tristemente normale, ma non per questo accettabile.</p><p>Il concetto di democrazia, come si sa, non è assoluto ma quello di maggioranza invece non dovrebbe esserlo? Una maggioranza, in democrazia, dovrebbe essere espressione del voto degli elettori, dovrebbe realmente rappresentarli. Dovrebbe captare i cambiamenti e le esigenze di una società civile in continua trasformazione e rendendoli atti coerenti con questa trasformazione. Invece ciò che conta è far pendere l’ago della bilancia dall’una o dall’altra parte, perché non interessa ciò che pensa o esprime la maggioranza della società; l'importante è tutelare posizioni o interessi oramai anacronistici. </p><p>Sicuramente la beffa è che alcuni di quelli che hanno affossato il ddl Zan o proposto l'emendamento contro il referendum cannabis in realtà non abbiano la minima idea di quale sia stato il contenuto del ddl Zan o quale sia il contenuto del referendum sulla cannabis. Il Parlamento, che dovrebbe essere il luogo in cui si discutono e si formano le leggi a tutela dei legittimi interessi degli elettori, ormai è il luogo di scontro in cui prevale egoismo e cinismo. Per questo bisogna poter dire che questa maggioranza parlamentare non è in grado o peggio non vuole ascoltare i richiami dei cittadini e che risulta totalmente lontana dalla realtà. </p><p>Forse rappresenta evidentemente una realtà, una realtà fatta di paura, di ignoranza. Una realtà che sminuisce determinati diritti civili con battute o ripete la solita litania "ci sono cose più importanti che approvare l'aggravante omotransfobica" o che pensa che la legalizzazione della cannabis possa aprire le porte alla liberalizzazione di tutte le droghe, alla degenerazione del popolo.</p><p>Questa realtà, ben rappresentata nel nostro Parlamento, è la realtà della negazione della conoscenza, è la realtà degli slogan; è la realtà dei discorsi o delle tesi da "bar dello sport" entrate nel nostro Parlamento e alimentate dai partiti politici per la propria sopravvivenza, perchè se venisse tolto questo velo di ipocrisia ci renderemmo conto che sono costituiti da "qualunquisti e che rappresentano, citando Guglielmo Giannini fondatore del partito L'Uomo Qualunque, qualunquisti "stufi di tutti, il cui solo, ardente desiderio, è che nessuno gli rompa le scatole». Che la speranza di un nuovo corso riguardo ai futuri nostri rappresentanti stia nelle generazione di diciottenni che nel 2023 potranno votare, per la prima volta, non solo i rappresentanti della Camera ma anche quelli del Senato? </p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Referendum sulla cannabis: facciamo chiarezza]]></title><description><![CDATA[<p>Raggiunte le 500 mila firme per la richiesta di un referendum abrogativo che porti alla depenalizzazione dell'uso della canapa. Uno strumento di democrazia partecipativa, il referendum, che i promotori hanno deciso di proporre per evitare che, non essendoci una maggioranza parlamentare solida, un disegno di legge (ddl Panteroni) recante la</p>]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/referendum-sulla-cannabis-facciamo-chiarezza/</link><guid isPermaLink="false">614726b6dfb4713920e2b5fe</guid><category><![CDATA[Cultura]]></category><category><![CDATA[società]]></category><dc:creator><![CDATA[Ferdinando Fabiano]]></dc:creator><pubDate>Wed, 22 Sep 2021 09:29:15 GMT</pubDate><media:content url="https://images.unsplash.com/photo-1603117031430-3c117b92ed00?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDEyfHxjYW5uYWJpc3xlbnwwfHx8fDE2MzI1ODQzMzk&amp;ixlib=rb-1.2.1&amp;q=80&amp;w=2000" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://images.unsplash.com/photo-1603117031430-3c117b92ed00?crop=entropy&cs=tinysrgb&fit=max&fm=jpg&ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDEyfHxjYW5uYWJpc3xlbnwwfHx8fDE2MzI1ODQzMzk&ixlib=rb-1.2.1&q=80&w=2000" alt="Referendum sulla cannabis: facciamo chiarezza"><p>Raggiunte le 500 mila firme per la richiesta di un referendum abrogativo che porti alla depenalizzazione dell'uso della canapa. Uno strumento di democrazia partecipativa, il referendum, che i promotori hanno deciso di proporre per evitare che, non essendoci una maggioranza parlamentare solida, un disegno di legge (ddl Panteroni) recante la stessa materia potesse essere affossato nel corso del suo iter legislativo.  </p><p>In Italia sono circa 6 milioni le persone che consumano cannabis, tra questi anche moltissimi pazienti spesso lasciati soli dallo Stato che, impossibilitati a ricevere la terapia adeguata, nonostante ci sia una sentenza della Corte di Cassazione del 19 dicembre 2019 che stabilisce che non è reato coltivare cannabis se si tratta di una coltivazione “di minime dimensioni e svolta in forma domestica, attraverso pratiche rudimentali e su un numero scarso di piante”. Questi cittadini si trovano davanti a un bivio che conduce comunque sulla strada dell’illegalità: il finanziamento del mercato illegale o coltivare cannabis. La prima strada porta il consumatore ad acquistare dal mercato nero delle mafie. Su 16,2 miliardi di euro del traffico di stupefacenti circa 6,3 miliardi di euro (39%) derivano dal mercato nero dei cannabinoidi. La seconda scelta (coltivazione) non è priva di rischi in quanto per la legge queste persone rischiano fino a 6 anni di carcere.</p><p>Il referendum, che chiederà di apportare modifiche al “<em><em>Testo Unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope</em></em>” (di cui al d.P.R. 309/1990), è stato formulato con il duplice obiettivo d’intervenire sia sul piano penale sia su quello amministrativo.</p><p>Il quesito referendario deposto è questo:</p><p>Volete voi che sia abrogato il Decreto del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990, n. 309, avente a oggetto “Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza", limitatamente alle seguenti parti:</p><ul><li>Articolo 73, comma 1, limitatamente all’inciso “coltiva”;</li><li>Articolo 73, comma 4, limitatamente alle parole “la reclusione da due a 6 anni e”;</li><li>Articolo 75, limitatamente alle parole “a) sospensione della patente di guida, del certificato di abilitazione professionale per la guida di motoveicoli e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori o divieto di conseguirli per un periodo fino a tre anni;” ?</li></ul><p>Il testo propone quindi di depenalizzare la coltivazione di qualsiasi sostanza, mantenendo le condotte di detenzione, produzione e fabbricazione di tutte le sostanze per uso personale. Infatti, bisogna sottolineare che pur riferendosi a un testo unico che riguarda tutte le droghe, gli effetti sarebbero relativi esclusivamente alla marijuana.</p><p>Il referendum interverrebbe sull’<em><em>art. 73 comma 1</em></em>, eliminando la pena detentiva per qualsiasi condotta illecita relativa alla cannabis, con eccezione della associazione finalizzata al traffico illecito, trattato nell’art. 74, intervenendo così sull’art. 73 comma 4.</p><p>Sul piano amministrativo, invece, il referendum interverrebbe sull’art.75 al comma 1, proponendo di eliminare la sanzione della sospensione della patente di guida e del certificato d’idoneità alla guida di ciclomotori attualmente destinata a tutte “<em><em>le condotte finalizzate all’uso personale di qualsiasi sostanza stupefacente o psicotropa</em></em>”.</p><p>Alla luce di ciò verrebbe depenalizzata, quindi, solo la coltivazione di tutte le sostanze stupefacenti, ma non verrebbero rese legali tutte le droghe. Continuerebbero a rimanere punibili la produzione, la fabbricazione e la detenzione illecita, e dunque l’acquisto attraverso lo spaccio. Sostanzialmente solo la coltivazione a uso personale della cannabis, considerando che per tutti gli altri tipi di droga sono necessari ulteriori passaggi per permetterne il consumo. I promotori sottolineano che il referendum potrebbe mettere in seria difficoltà le mafie e togliere loro il racket delle droghe leggere.</p><p>Ovviamente il referendum ha riacceso il dibattito politico sulla questione, amplificato in queste ore dal caso dei ritardi delle certificazioni di centinaia di migliaia di firme digitali da parte dei Comuni, dividendo i partiti e l'opinione pubblica con la solita generalizzazione e strumentalizzazione sull'argomento. Il fatto certo è che la stagione dei referendum è iniziata, avendo l'opinione pubblica maggiore consapevolezza di questo istituto; consapevolezza che gli stessi partiti dovrebbero capire, iniziando a comprendere le nuove esigenze della società civile e regolamentarle, guidando i cambiamenti nella prospettiva di migliorare il rapporto tra lo Stato e la cittadinanza.<br></p><h3></h3>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Sharia e Afghanistan: che cos'è la legge islamica]]></title><description><![CDATA[<p>Pur essendo ancora difficile determinare con certezza che forma prenderà il nuovo Emirato islamico dell' Afghanistan,  la Sharia<strong> </strong>sarà sicuramente la legge fondamentale dello Stato dell'Asia centrale, conosciuto anche come "la tomba degli imperi".</p><p>La Sharia, in arabo "la retta via" è un insieme di principi etico-morali non codificati , estrapolati</p>]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/sharia-e-afghanistan-che-cose-la-legge-islamica/</link><guid isPermaLink="false">6123e603938e830dcbed369a</guid><category><![CDATA[Esteri]]></category><dc:creator><![CDATA[Ferdinando Fabiano]]></dc:creator><pubDate>Mon, 06 Sep 2021 15:38:39 GMT</pubDate><media:content url="https://images.unsplash.com/photo-1606371699395-f42c912e35cf?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDN8fGFmZ2hhbmlzdGFufGVufDB8fHx8MTYzMDk0MjY5MA&amp;ixlib=rb-1.2.1&amp;q=80&amp;w=2000" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://images.unsplash.com/photo-1606371699395-f42c912e35cf?crop=entropy&cs=tinysrgb&fit=max&fm=jpg&ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDN8fGFmZ2hhbmlzdGFufGVufDB8fHx8MTYzMDk0MjY5MA&ixlib=rb-1.2.1&q=80&w=2000" alt="Sharia e Afghanistan: che cos'è la legge islamica"><p>Pur essendo ancora difficile determinare con certezza che forma prenderà il nuovo Emirato islamico dell' Afghanistan,  la Sharia<strong> </strong>sarà sicuramente la legge fondamentale dello Stato dell'Asia centrale, conosciuto anche come "la tomba degli imperi".</p><p>La Sharia, in arabo "la retta via" è un insieme di principi etico-morali non codificati , estrapolati dal Corano e dalla <em>sunna </em>del Profeta (discorsi e azioni compiuti da Maometto). Essa è atta a regolare i rapporti fra uomo e Dio e include regole che riguardano la giustizia criminale, il matrimonio e il divorzio, i riti e rituali religiosi e altri aspetti della vita privata e sociale. La mancata codificazione della Sharia ha fatto in modo che i Paesi arabi  interpretassero e diversificassero l’applicazione dei suoi dettami in base al contesto sociale, culturale e politico della propria nazione.</p><p>Nel caso dell'Afghanistan, i Talebani si rifanno ad una versione più arcaica e tradizionalista della sharia,  rifacendosi<strong> </strong>a dettami e pratiche risalenti all'Islam del VII secolo e quindi al periodo in cui visse Maometto<strong> </strong>. Tale interpretazione giustifica e sostiene, per i Talebani, l’esistenza e l’operato dell’Emirato islamico perché voluta da Dio; interpretazione intrisa anche (e non è da sottovalutare) degli usi delle tribù pashtun, l'etnia di appartenenza dei talebani.</p><p>E riguardo i diritti delle donne? Il portavoce del movimento talebano, Zabihullah Mujahid, ha risposto che esse avrebbero goduto di diritti "concessi dalla sharia". Una risposta evasiva e che determina una grande incertezza sul futuro delle afghane. Sotto il primo Emirato dei talebani (1996-2001) le donne afghane sono state sottoposte ad ogni sorta di restrizione.  Costrette a <em>de facto</em> arresti domiciliari, bloccate dentro le mura di casa se non accompagnate da un uomo, precluse dall’accesso a istruzione e lavoro e forzate ad indossare il <em>burqa</em>, le donne afgane hanno subito per anni le conseguenze di una narrativa che giustificava tali soprusi in nome della sharia. Le interpretazioni più radicali – come quella talebana – si rifanno al  verso 4:34 del Corano per giustificare la minore considerazione dei diritti delle donne nelle società islamiste. Il passo afferma che <em>Gli uomini sono responsabili delle donne, perché Allah ha fatto sì che l’uno prevalga sull’altro e perché spendono i loro beni. Le buone donne sono quelle che obbediscono e custodiscono in segreto quello che Allah ha custodito. Quanto a quelle di cui temete la ribellione, ammonitele, banditele in letti separati e flagellatele. </em>Una traduzione però controversa, che diversi studiosi ritengono poco conforme all’essenza e alla considerazione della dottrina islamica nei confronti delle donne.</p><p>Dopo la presa di Kabul e l'evacuazione dei corpi diplomatici stranieri insieme a migliaia di afghani, i Talebani si sono affrettati a tranquillizzare la comunità internazionale adottando – a parole – una politica più moderata rispetto al passato. Dichiarazioni di esponenti del comando talebano hanno annunciato che le donne potranno avere accesso all’università separata per sesso, che non saranno obbligate ad utilizzare il burqa, che non ci sarà repressione contro i dissidenti politici, accennando alla<strong> </strong>possibilità di una reinterpretazione della sharia in chiave più tollerante. Sul campo, però, le violenze continuano e il futuro dell’Afghanistan rimane ancora spaventosamente incerto. Senza contare gli interessi economici, dal petrolio alla produzione di oppio, che fanno gola a molti Stati ed organizzazioni criminali.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Afghanistan: esportare la democrazia e abbandonarla]]></title><description><![CDATA[<p>Il giorno 15 agosto i talebani si sono presi Kabul e di fatto l’Afghanistan tornava sotto il controllo degli studenti coranici, così come accadeva nel 1996.</p><p>Nel frattempo il presidente Ghani fuggiva in tutta fretta all’estero, prima in Tagikistan e poi in Uzbekistan, e noi assistevamo alle scene</p>]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/il/</link><guid isPermaLink="false">611e3bce8432d91264fea120</guid><category><![CDATA[Cronaca]]></category><dc:creator><![CDATA[Ferdinando Fabiano]]></dc:creator><pubDate>Mon, 23 Aug 2021 15:56:53 GMT</pubDate><media:content url="https://images.unsplash.com/photo-1603041385912-d622c2700422?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDN8fEFmZ2hhbmlzdGFufGVufDB8fHx8MTYyOTczNDE5NQ&amp;ixlib=rb-1.2.1&amp;q=80&amp;w=2000" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://images.unsplash.com/photo-1603041385912-d622c2700422?crop=entropy&cs=tinysrgb&fit=max&fm=jpg&ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDN8fEFmZ2hhbmlzdGFufGVufDB8fHx8MTYyOTczNDE5NQ&ixlib=rb-1.2.1&q=80&w=2000" alt="Afghanistan: esportare la democrazia e abbandonarla"><p>Il giorno 15 agosto i talebani si sono presi Kabul e di fatto l’Afghanistan tornava sotto il controllo degli studenti coranici, così come accadeva nel 1996.</p><p>Nel frattempo il presidente Ghani fuggiva in tutta fretta all’estero, prima in Tagikistan e poi in Uzbekistan, e noi assistevamo alle scene drammatiche della popolazione in fuga. La rapida avanzata dei talebani, che nel giro di poche settimane sono riusciti a conquistare ampie zone di territorio afghano, sembra aver stupito un po’ tutti.</p><p>In realtà, <strong><strong>l’inizio della loro avanzata è da ricercarsi molto prima, in particolare il 29 febbraio 2020</strong></strong>. In quella data, senza che il governo di Kabul venisse coinvolto, <strong><strong>i talebani firmavano a Doha un accordo con gli Stati Uniti dell’allora presidente Trump, che di fatto concedeva loro legittimità come interlocutori</strong></strong>, dopo che per venti anni gli americani avevano cercato di combatterli.</p><p>Il gruppo dei talebani venne formato nel 1994 nella città di Kandahar, in Afghanistan, dal mullah Mohammed Omar, il quale aveva fatto parte dei guerriglieri di ispirazione islamica, i <strong><strong>mujaheddin</strong></strong>, nella guerra contro i sovietici che avevano occupato il paese nel 1979.</p><p>Terminata l’occupazione sovietica, i mujaheddin andarono via via dissolvendosi, mentre i talebani riuscirono ad organizzarsi in maniera efficace diventando presto un gruppo armato in grado di prendere il potere in un periodo particolarmente caotico della storia afghana.</p><p><strong><strong>La guerra in Afghanistan</strong></strong>, la più lunga mai combattuta dagli statunitensi, <strong><strong>portò le truppe americane nel paese come risposta agli attentati dell’11 settembre 2001 compiuti da al Qaida</strong></strong>, gruppo terroristico che allora era protetto dal regime dei talebani.</p><p>Bin Laden, infatti, trovava riparo e aveva le sue basi in territorio afghano. L’intervento americano ha di fatto portato ad un cambiamento di regime in Afghanistan ma non ha sconfitto del tutto i talebani. Questi hanno saputo aspettare e riorganizzarsi nel momento più opportuno, cioè quando gli Stati Uniti e i loro alleati hanno deciso che era giunto il momento di lasciare il paese asiatico.</p><p>L’accordo di Doha del febbraio 2020, tra Stati Uniti e talebani, che prevedeva la progressiva ritirata delle truppe americane dal suolo afghano, è stato per molti analisti l’atto che ha sancito la vittoria talebana.</p><p>Contemporaneamente alla ritirata delle truppe occidentali, nel giro di poche settimane,<a href="https://www.labparlamento.it/afghanistan-il-ritiro-delle-truppe-occidentali-e-harakiri-o-diplomazia-con-i-talebani/"> i talebani sono riusciti con relativa facilità ad avanzare città dopo città</a> fino a giungere nella capitale Kabul. I distretti del nord sono stati conquistati senza praticamente sparare colpo, con le truppe dell’esercito afghano che si sono arrese senza combattere.</p><p>A pochi giorni dai 20 anni di quel fatidico 11 settembre 2001, <strong><strong>è intervenuto anche il presidente Biden sulla questione Afghanistan</strong></strong>, in un discorso rivolto più agli stessi cittadini americani che alla comunità internazionale. Biden ha spiegato che l’obiettivo in Afghanistan non è mai stato quello di voler esportare la democrazia ma piuttosto quello di contrastare il terrorismo.</p><p><strong><strong>La percezione generale che si è avuta è che in questo caso ha prevalso la continuità con la strategia del suo predecessore Donald Trump</strong></strong>. C’è da tenere in mente che la minaccia principale oggi è vista nella Cina e gli sforzi americani sono sempre più concentrati nello scenario pacifico.</p><p>Inoltre, un Afghanistan destabilizzato rappresenta un problema più per Cina e Russia che per gli stessi Stati Uniti. Anche in quest’ottica si deve leggere il disimpegno statunitense in territorio afghano</p><p>Dopo quasi venti anni di impegno militare occidentale in Afghanistan viene spontaneo chiedersi quale sia stato il senso di questo ingente sforzo in termini economici e in termini di vite umane.</p><p>Bin Laden è stato ucciso e gli Stati Uniti non hanno più subito attacchi come quello dell’11 settembre, però, dal punto di vista dell’Afghanistan, <strong><strong>questo resta un paese fortemente instabile </strong></strong>che sembra essere sul punto di fare un enorme passo indietro, almeno per quanto riguarda la tutela dei diritti. La percezione che si ha è che la ritirata occidentale, fatta in questo modo, non sta facendo altro che vanificare venti anni di sacrifici.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[IL DDL ZAN E LO SCRUTINIO SEGRETO]]></title><description><![CDATA[<p>Nel pomeriggio di oggi, 13 Luglio, il disegno di legge Zan arriva in Aula al Senato. Cosa può succedere? Ci sono vari scenari, c'è anche la possibilità che il testo non venga discusso: il Presidente della Commissione Giustizia, Ostellari, potrebbe richiedere di rimandare il testo in Commissione e se la</p>]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/il-ddl-zan-approda-in-senato/</link><guid isPermaLink="false">60eda664dde7940d9e018a81</guid><dc:creator><![CDATA[Ferdinando Fabiano]]></dc:creator><pubDate>Tue, 13 Jul 2021 15:04:34 GMT</pubDate><media:content url="https://images.unsplash.com/photo-1561918919-9ddecf52ab3d?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDEwfHxwYXJsYW1lbnRvfGVufDB8fHx8MTYyNjE4ODYwNg&amp;ixlib=rb-1.2.1&amp;q=80&amp;w=2000" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://images.unsplash.com/photo-1561918919-9ddecf52ab3d?crop=entropy&cs=tinysrgb&fit=max&fm=jpg&ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDEwfHxwYXJsYW1lbnRvfGVufDB8fHx8MTYyNjE4ODYwNg&ixlib=rb-1.2.1&q=80&w=2000" alt="IL DDL ZAN E LO SCRUTINIO SEGRETO"><p>Nel pomeriggio di oggi, 13 Luglio, il disegno di legge Zan arriva in Aula al Senato. Cosa può succedere? Ci sono vari scenari, c'è anche la possibilità che il testo non venga discusso: il Presidente della Commissione Giustizia, Ostellari, potrebbe richiedere di rimandare il testo in Commissione e se la proposta venisse approvata, la discussione generale non inizierebbe. In assenza di richieste, si può dare inizio alla discussione a cui potrebbe seguire la presentazione di eventuali emendamenti, e infine la votazione, che può avvenire per alzata di mano, per votazione nominale (con appello o scrutinio simultaneo) o a scrutinio segreto.</p><p> Con quest'ultima espressione si indica una modalità di voto adottata in Parlamento quando si vuole assicurare che non si conosca la preferenza espressa dal parlamentare. Costantemente criticato per la nascita del fenomeno dei "franchi tiratori" (i parlamentari che, approfittando dello scrutinio segreto, votano in modo diverso rispetto a quanto stabilito dal proprio partito), questo metodo di voto viene arginato con la regola del voto palese, ma con alcune eccezioni. Soffermandoci sul caso del ddl Zan, secondo l'articolo 113 del regolamento del Senato, lo scrutinio può essere segreto  quando il voto riguarda persone determinate (ad esempio quando viene votata l'autorizzazione a procedere per un reato commesso da un parlamentare), se è chiesto da almeno 20 senatori o da uno o più Presidenti di gruppi parlamentari e se la votazione riguarda un provvedimento che incide sui rapporti civili ed etico-sociali. </p><p>Dato che il ddl Zan rientra in quest'ultimo ambito, può essere richiesta la votazione a scrutinio segreto. Si tratta di una modalità poco trasparente, ma difende un principio fondamentale e tutelato dalla nostra Costituzione: l'assenza di vincolo di mandato.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il valore labile di "Libera Chiesa in libero Stato"]]></title><description><![CDATA[<p>Per la prima volta dalla revisione dei Patti Lateranensi nel 1984 (cd. accordi di Villa Madama)Il Vaticano ha attivato i propri canali diplomatici per chiedere formalmente al governo italiano di modificare il «<a href="https://www.corriere.it/politica/21_maggio_19/ddl-zan-contro-l-omofobia-cosa-significa-cosa-prevede-o-non-prevede-testo-articolo-articolo-4070be26-b71b-11eb-ba17-f6e1f3fff06b.shtml">ddl Zan»</a>, ovvero il disegno di legge contro l’omotransfobia, in quanto violerebbe in «alcuni contenuti l’</p>]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/il-valore-labile-di-libera-chiesa-in-libero-stato/</link><guid isPermaLink="false">60d1a2b8dde7940d9e0182ac</guid><category><![CDATA[Cronaca Nazionale]]></category><dc:creator><![CDATA[Ferdinando Fabiano]]></dc:creator><pubDate>Tue, 22 Jun 2021 11:38:12 GMT</pubDate><media:content url="https://images.unsplash.com/photo-1581211040073-0f44ce8fb8ad?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDE0fHx2YXRpY2Fub3xlbnwwfHx8fDE2MjQzNjExNDc&amp;ixlib=rb-1.2.1&amp;q=80&amp;w=2000" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://images.unsplash.com/photo-1581211040073-0f44ce8fb8ad?crop=entropy&cs=tinysrgb&fit=max&fm=jpg&ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDE0fHx2YXRpY2Fub3xlbnwwfHx8fDE2MjQzNjExNDc&ixlib=rb-1.2.1&q=80&w=2000" alt="Il valore labile di "Libera Chiesa in libero Stato""><p>Per la prima volta dalla revisione dei Patti Lateranensi nel 1984 (cd. accordi di Villa Madama)Il Vaticano ha attivato i propri canali diplomatici per chiedere formalmente al governo italiano di modificare il «<a href="https://www.corriere.it/politica/21_maggio_19/ddl-zan-contro-l-omofobia-cosa-significa-cosa-prevede-o-non-prevede-testo-articolo-articolo-4070be26-b71b-11eb-ba17-f6e1f3fff06b.shtml">ddl Zan»</a>, ovvero il disegno di legge contro l’omotransfobia, in quanto violerebbe in «alcuni contenuti l’accordo di revisione del Concordato». Si tratta di un atto senza precedenti nella storia del rapporto tra i due Stati. La Chiesa, infatti, abbandonando il suo tradizionale "moral suasion", con cui  nel corso dei decenni ha cercato di suggerire modifiche o correzioni disposizioni normative di leggi riguardanti i diritti civili tra cui legge sul divorzio e sull'interruzione della gravidanza, è oggi intervenuta ufficialmente nell’iter di approvazione di una legge italiana, esercitando le facoltà previste dai <a href="https://pochestorie.corriere.it/2019/07/25/25-luglio-1929-pio-xi-esce-dal-vaticano-e-pace-tra-chiesa-e-stato-italiano/">Patti Lateranensi</a> (e dalle loro successive modificazioni, come in questo caso).</p><p>Secondo la Santa Sede il ddl Zan,  precisamente l'articolo 7 con cui si vorrebbe istituire la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia, metterebbe in discussione i commi 1 e 2 del Concordato relativi  alla «libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale» (comma 1) e alla garanzia «ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione» (comma 2).</p><p>Secondo il Vaticano l'approvazione del ddl Zan non esenterebbe le scuole private (e quindi anche cattoliche) dall’organizzare attività in occasione della costituenda Giornata nazionale contro l’omofobia e in senso più generale attenterebbe alla «libertà di pensiero» della comunità dei cattolici, perseguendoli in sede giudiziaria, nonostante sia stato ribadito più volte che la libertà di espressione non viene messa in discussione dal ddl Zan. Contrariamente a quanto temono molti degli oppositori, un’associazione potrà continuare a fare una campagna contro l’equiparazione dei diritti delle coppie dello stesso sesso rispetto ai diritti della cosiddetta famiglia tradizionale. Le aggravanti previste dal disegno di legge si attuerebbero, con sentenza passata in giudicato, solo se un’associazione istigasse i suoi seguaci a molestare o linciare una coppia omosessuale in quanto tale. </p><p>Il punto, tuttavia, riguarda proprio il campo su cui la Santa Sede ha deciso, questa volta, di giocare la partita; la diplomazia. Infatti, mai lo Stato Vaticano era andato a bussare alla porta dello Stato Italiano chiedendo conto, direttamente, di una legge.  Ma lo Stato deve essere libero e sovrano e soprattutto ispirarsi ad un principio di laicità nel compimento delle sue azioni. Principio di laicità che dovrebbe definitivamente essere scritto nella Costituzione in funzione di tutela, di protezione da manovre esterne. Il Parlamento approverà la legge la quale potrà essere oggetto di un futuro referendum abrogativo e la partita in quel caso sarà leale. Ma che uno Stato intervenga ufficialmente su una disegno di legge di un altro Stato, su questo disegno di legge, accrescerà solamente le tensioni e fomenterà gli animi più inquieti e questo si che violerebbe i principi di Santa Romana Chiesa</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA["Senza rossetto"]]></title><description><![CDATA[<p>Il voto alle donne, o suffragio femminile, è stata <a href="https://www.corriere.it/cronache/18_gennaio_30/30-gennaio-1945-donne-italiane-conquistano-diritto-voto-0927b888-05a9-11e8-b2bd-b642cbae90d8.shtml">una conquista recente della nostra storia</a>. Il 30 gennaio del 1945, con l'Europa e l'Italia settentrionale ancora sotto il giogo dell'oramai esanime tedesco, la questione considerata come qualcosa di inevitabile, venne proposta al Comitato di Liberazione Nazionale (che costituiva il Governo</p>]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/senza-rossetto/</link><guid isPermaLink="false">60b75be944dc876d7386e075</guid><category><![CDATA[politica]]></category><category><![CDATA[Cronaca Nazionale]]></category><dc:creator><![CDATA[Ferdinando Fabiano]]></dc:creator><pubDate>Wed, 02 Jun 2021 10:55:41 GMT</pubDate><media:content url="https://images.unsplash.com/photo-1526461117931-db8e99a3c7b9?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDN8fGRvbm5hfGVufDB8fHx8MTYyMjYzMTI3Ng&amp;ixlib=rb-1.2.1&amp;q=80&amp;w=2000" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://images.unsplash.com/photo-1526461117931-db8e99a3c7b9?crop=entropy&cs=tinysrgb&fit=max&fm=jpg&ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDN8fGRvbm5hfGVufDB8fHx8MTYyMjYzMTI3Ng&ixlib=rb-1.2.1&q=80&w=2000" alt=""Senza rossetto""><p>Il voto alle donne, o suffragio femminile, è stata <a href="https://www.corriere.it/cronache/18_gennaio_30/30-gennaio-1945-donne-italiane-conquistano-diritto-voto-0927b888-05a9-11e8-b2bd-b642cbae90d8.shtml">una conquista recente della nostra storia</a>. Il 30 gennaio del 1945, con l'Europa e l'Italia settentrionale ancora sotto il giogo dell'oramai esanime tedesco, la questione considerata come qualcosa di inevitabile, venne proposta al Comitato di Liberazione Nazionale (che costituiva il Governo di allora) da Acide De Gasperi e Palmiro Togliatti. </p><p>"Ci rendevamo conto che il peggio era passato e che eravamo protese verso un futuro sicuramente migliore". "Noi donne eravamo felicissime di poter andare a votare. Eravamo sempre state escluse". "Non potevamo sbagliare: "O Monarchia o Repubblica".</p><p>Con il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 19 Febbraio 1945, 76 anni fa, le donne italiane ottennero il diritto di voto e nel 1946 ottennero il diritto ad ad essere elette. Il 10 Marzo alle elezioni amministrative il debutto elettorale per le donne italiana fu un trionfo: più di duemila candidate vennero elette nei consigli comunali.</p><p>Il 2 Giugno del 1946 le donne conquistarono, con il sangue versato anche durante la Resistenza, il diritto di poter scegliere la forma istituzionale dell'Italia liberata e di poter eleggere i rappresentanti dell'Assemblea Costituente, l'organo che avrebbe elaborato la nostra Costituzione.</p><p>Niente più discriminazioni sul piano elettorale. Niente più divieti. L'unico, probabilmente, fu "il divieto del rossetto". Quel giorno, infatti, un articolo del Corriere della Sera consigliava alle donne di non avere il rossetto sulle labbra nell0entrare in cabina perchè la scheda elettorale doveva essere incollata e le donne nell'umettarla con le labbra avrebbero potuto lasciare un pò di rossetto rendendo nullo il voto.</p><p>Viva la festa della Repubblica, viva le donne!</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Giovani e lavoro: dati alla mano]]></title><description><![CDATA[<p>ll Consiglio Nazionale dei Giovani  con il supporto di Eu.R.E.S., istituto di ricerca impegnato nella promozione e realizzazione di attività di studio, di formazione e di analisi applicata in campo economico, sociale e culturale, ha recentemente delineato la situazione, non certo rosea, del lavoro giovanile nel nostro</p>]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/giovani-e-lavoro-dati-alla-mano/</link><guid isPermaLink="false">6093a50c44dc876d7386dcab</guid><category><![CDATA[Cronaca Nazionale]]></category><category><![CDATA[lavoro]]></category><dc:creator><![CDATA[Ferdinando Fabiano]]></dc:creator><pubDate>Tue, 18 May 2021 08:40:36 GMT</pubDate><media:content url="https://images.unsplash.com/photo-1569389397653-c04fe624e663?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=MnwxMTc3M3wxfDF8YWxsfDE2fHx8fHx8Mnx8MTYyMTMyNzA0Mw&amp;ixlib=rb-1.2.1&amp;q=80&amp;w=2000" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://images.unsplash.com/photo-1569389397653-c04fe624e663?crop=entropy&cs=tinysrgb&fit=max&fm=jpg&ixid=MnwxMTc3M3wxfDF8YWxsfDE2fHx8fHx8Mnx8MTYyMTMyNzA0Mw&ixlib=rb-1.2.1&q=80&w=2000" alt="Giovani e lavoro: dati alla mano"><p>ll Consiglio Nazionale dei Giovani  con il supporto di Eu.R.E.S., istituto di ricerca impegnato nella promozione e realizzazione di attività di studio, di formazione e di analisi applicata in campo economico, sociale e culturale, ha recentemente delineato la situazione, non certo rosea, del lavoro giovanile nel nostro Paese.  Infatti, oltre la metà degli under 35 ha avuto esperienze di lavoro nero, contratti precari e disoccupazione, ma anche vessazioni o molestie sul lavoro (sono denunciate da una giovane su 7). Con retribuzioni mediamente basse, in prevalenza sotto i 10mila euro, oltre la metà dei giovani deve rinunciare all’autonomia, vivendo ancora con i propri genitori. Il futuro fa paura: quasi tre quarti sono convinti che l’importo dell’assegno pensionistico non consentirà di vivere in modo dignitoso.</p><p> A cinque anni dal completamento degli studi, i giovani intervistati hanno lavorato in media per tre anni e mezzo. Solo il 37,2% del campione ha un lavoro stabile, mentre il 26% ha rapporti a termine, il 23,7% è disoccupato e il 13,1% è studente-lavoratore.</p><p>La condizione prevalente (33,3%) è caratterizzata da una «elevata discontinuità lavorativa» (disoccupazione superiore al 40% del tempo) solo 4 su 10 hanno lavorato per almeno l’80% del tempo. La maggior parte ha una retribuzione inferiore a 10mila euro annui (il 23,9% inferiore a 5 mila euro e il 35% tra 5 e 10 mila euro), mentre il 33,7% del campione percepisce tra 10 e 20mila euro (solo nel 7,4% dei casi si superano i 20mila euro).</p><p>Non stupisce che con queste retribuzioni il 50,3% degli under 35 intervistati viva ancora con i propri genitori, mentre solo il 37,9% vive da solo (o con il/la partner). Ma la percentuale di quanti hanno creato un nuovo nucleo familiare raggiunge il 56,3%, tra chi può contare su un lavoro stabile, con oltre 20 punti di scarto sui coetanei con un lavoro discontinuo (33,5%). La maggioranza dei giovani (54,65) ha esperienze di lavoro senza contratto, il 61,5% ha accettato un lavoro sottopagato, il 37,5% dichiara di aver ricevuto pagamenti inferiori a quelli pattuiti e il 32,5% di non essere stato pagato per il lavoro svolto. Il 13,6% dei giovani dice di aver subito nel corso della propria esperienza lavorativa molestie o vessazioni (12,8% uomini e 14,5% donne).  </p><p>Dinanzi a ciò possiamo guardare al futuro con maggiore speranza? L’Europa e l’Italia stanno per implementare un piano di rilancio che non ha precedenti nella storia continentale recente. Tuttavia, a parere di molti il Pnrr non fa abbastanza per donne e giovani. E, comunque, anche secondo le previsioni dello stesso Governo, una piena attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non permetterà di colmare il differenziale di occupazione con gli altri paesi europei (l’impatto occupazionale stimato dal Ministero dell’Economia è “solo” del 3,2 per cento, cioè circa 750 mila posti di lavoro in più, mentre per raggiungere il livello europeo servirebbero 1 milione e 750 mila occupati in più). E la "paghetta" dei genitori sembra essere, ancora, l'unica fonte di guadagno sicura nel nostro Paese...</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il compito di un artista? Smuovere le coscienze.]]></title><description><![CDATA[<p>Ho  visto il video del discorso di Fedez sabato 1 Maggio. Non ho potuto fare a meno di osservare la sua espressione, i suoi movimenti. Tremava quell'uomo, tradito da quel foglio bianco che non è riuscito a nascondere quel movimento involontario: un movimento, il tremore, che difficilmente sappiamo controllare e</p>]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/il-compito-di-un-artista-smuovere-le-coscienze/</link><guid isPermaLink="false">608d5cc244dc876d7386d7e0</guid><category><![CDATA[Cronaca Nazionale]]></category><dc:creator><![CDATA[Ferdinando Fabiano]]></dc:creator><pubDate>Tue, 04 May 2021 09:37:15 GMT</pubDate><media:content url="https://images.unsplash.com/photo-1571156425562-12341e7c9aae?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDh8fG98ZW58MHx8fHwxNjIwMTE5MTg5&amp;ixlib=rb-1.2.1&amp;q=80&amp;w=2000" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://images.unsplash.com/photo-1571156425562-12341e7c9aae?crop=entropy&cs=tinysrgb&fit=max&fm=jpg&ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDh8fG98ZW58MHx8fHwxNjIwMTE5MTg5&ixlib=rb-1.2.1&q=80&w=2000" alt="Il compito di un artista? Smuovere le coscienze."><p>Ho  visto il video del discorso di Fedez sabato 1 Maggio. Non ho potuto fare a meno di osservare la sua espressione, i suoi movimenti. Tremava quell'uomo, tradito da quel foglio bianco che non è riuscito a nascondere quel movimento involontario: un movimento, il tremore, che difficilmente sappiamo controllare e  che quasi sempre sfugge al nostro dominio. Sudava quell'uomo, un sudore che rendeva la pelle tesa del suo viso per la contrazione dei muscoli, lucida come uno specchio. Aveva la voce rotta quell'uomo, come se un peso gli avesse ostruito la bocca, rendendogli difficile pronunciare parola. In pochi minuti ho osservato un travaglio emotivo inimmaginabile di un uomo, un artista. Vedere un uomo, un artista che nel sostenere in maniera pacifica una tutela giuridica (disegno di legge Zan) per tutti i cittadini nel giorno in cui si celebra il diritto fondamentale del lavoro, diritto calpestato tra i diritti calpestati, viva quelle emozioni perché sarebbe stato inopportuno riportare i nomi di politici e citare le loro dichiarazioni pubbliche omofobe, evidenzia la cifra morale di questo Paese.  Infatti, una volta richiesto il testo del discorso per una previa visione, sarebbe stato inopportuno secondo gli organizzatori dell'evento e del servizio pubblico televisivo fare quelle dichiarazioni perché Fedez avrebbe dovuto “adeguarsi a un sistema” che non avrebbe previsto discorsi e polemiche di un certo tipo al Concerto. Adeguarsi ad un sistema, quello del contraddittorio, del politicamente corretto il cui significato oramai è stato sostanzialmente mistificato, rappresentando così l'anticamera della nuova censura: non più Inquisizione o Comitati di controllo ma sottili consigli che lascerebbero intendere di evitare certi discorsi, certe prese di posizione, mettendo in questo caso in uno grave stato d'animo l'uomo, l'artista che, nonostante tutto, è comunque riuscito ad esprimere ciò che pensava.  E quanti altri "sottili consigli" sono stati dispensati e vengono dispensati? Ed è accettabile ciò? </p><p>Fedez si sta battendo da tempo per informare i più giovani sul ddl Zan, per smuovere l’opinione pubblica, per tentare, con il suo pubblico, di mettere sotto la luce di tutti l’impegno per far approvare il disegno di legge contro l’omotransfobia e l’abilismo. Si sta battendo perché ha capito, lui come altri, che il pensiero, la mentalità dell'opinione pubblica sta cambiando. Sta cambiando la sensibilità verso il significato delle parole e verso le parole stesse. Non è possibile che determinate parole o frasi possano essere giustificate se usate goliardicamente o al di fuori di un contesto d'odio. Se pensassimo che il mondo sia diventato una terra rosea dove ogni categoria di persone viene accettata a braccia aperte, saremmo dei bravi e ingenui sognatori. Così non è. Così non è perché nel 2021 c’è chi pensa queste cose orribili: "Se avessi un figlio gay lo brucerei nel forno", "gay vittime di aberrazioni della natura", "i gay sono una sciagura per la riproduzione" o "il matrimonio gay porta l'estinzione della razza”. Esiste la censura in  Italia e nei media italiani? Esiste ed  è giusto combatterla. Fedez ha fatto bene ad intervenire con il suo discorso? Ha fatto bene perché il compito di un artista è quello di smuovere le coscienze e perché quel suo discorso rappresenta la realtà di oggi. Una realtà che ha bisogno di più persone che si schierino e che si battano per un prossimo ancora troppo marginalizzato. <br>Infine fare censura è una cosa molto grave, una cosa di cui nessuno vuole essere accusato, per questo sarebbe finalmente ora che avvenga una riforma della RAI adeguandola all'attuale società che corre molto più velocemente rispetto alla politica e rendendola indipendente dai partiti, dalle loro inopportune richieste e dal politicamente corretto che appiattisce il pensiero e ogni dibattito. </p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il Pnrr e il "destino degli italiani"]]></title><description><![CDATA[<p><br>Citando Alcide De Gasperi, Mario Draghi ha presentato al Parlamento  il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).  Una cifra,  248 miliardi di euro (tra finanziamenti europei a fondo perduto, prestiti e il Fondo complementare da 30,6 mld), che secondo le stime dovrebbe<strong> </strong>far crescere il Pil di 16</p>]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/il-pnrr/</link><guid isPermaLink="false">608682ec3ee4a340c98d496e</guid><category><![CDATA[Cronaca Nazionale]]></category><dc:creator><![CDATA[Ferdinando Fabiano]]></dc:creator><pubDate>Tue, 27 Apr 2021 17:46:53 GMT</pubDate><media:content url="https://images.unsplash.com/photo-1609397442874-58de973b335f?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDh8fHN0ZXxlbnwwfHx8fDE2MTk1NDU1Mjk&amp;ixlib=rb-1.2.1&amp;q=80&amp;w=2000" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://images.unsplash.com/photo-1609397442874-58de973b335f?crop=entropy&cs=tinysrgb&fit=max&fm=jpg&ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDh8fHN0ZXxlbnwwfHx8fDE2MTk1NDU1Mjk&ixlib=rb-1.2.1&q=80&w=2000" alt="Il Pnrr e il "destino degli italiani""><p><br>Citando Alcide De Gasperi, Mario Draghi ha presentato al Parlamento  il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).  Una cifra,  248 miliardi di euro (tra finanziamenti europei a fondo perduto, prestiti e il Fondo complementare da 30,6 mld), che secondo le stime dovrebbe<strong> </strong>far crescere il Pil di 16 punti in sei anni. "A noi onore e onere di preparare l'Italia di domani" disse lo statista democristiano riferendosi alla ricostruzione post-bellica. E ad una ricostruzione si riferisce anche Draghi in quanto il Recovery non sarà solo un elenco di riforme da attuare, ma sono soprattutto in gioco "le vite degli italiani, il destino del Paese, la sua credibilità"</p><p>Auspicandosi che l'onestà, l'intelligenza e il gusto del futuro prevalgano sulla corruzione e sugli interessi, nel suo discorso il Presidente del Consiglio ha citato maggiormente i giovani, gli anziani e le donne sottolineando che nel Pnrr, c’è "la misura di quello che sarà il suo ruolo dell’Italia" nella comunità internazionale.</p><p>Il nucleo del Recovery Plan è il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che si compone di sei missioni: digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura (50,2 miliardi; rivoluzione verde e transazione ecologica (69,96 mld); infrastrutture per una mobilità sostenibile (31,46 mld); istruzione e ricerca (33,81 mld); inclusione e coesione (29,62 mld) e salute (20,22 mld).</p><p>In più, sono previste importanti riforme, i cui ambiti principali sono: riforma della pubblica amministrazione, che comprende al suo interno trasformazione, accesso e competenze; riforma del sistema della proprietà industriale; riforma della formazione obbligatoria per la scuola; riforma delle politiche attive del lavoro; riforma della medicina territoriale. </p><p>La regia sarà di Palazzo Chigi e MEF, con il coinvolgimento dei ministeri e degli enti locali, anche se Draghi assicura che il ruolo e il lavoro del Parlamento saranno cruciali per l'attuazione del piano di ripresa.</p><p>Certo è che l'inizio non è stato proprio dei migliori visti i tempi strettissimi tra la presentazione del Recovery plan alle Camere e l'invio dello stesso a Bruxelles, come ha evidenziato Fratelli d'Italia, l'unico partito d'opposizione. E il timore è che il Parlamento, già continuamente condizionato negli ultimi anni da un patologico uso dei decreti-legge e maxi-emendamenti da parte del Governo, possa svolgere un lavoro puramente notarile, proprio adesso che si parla di una nuova ripartenza, di una nuova Italia.</p><p></p><h3></h3><h3></h3>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il significato del 25 Aprile]]></title><description><![CDATA[<p> L’Anniversario della Liberazione dell’Italia, meglio nota come Festa della Liberazione dal 1946 ricorre ogni anno il 25 aprile.<br>La festa della Liberazione è una festività che celebra la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazi-fascista, un giorno che per il nostro Paese assume un importante valore politico e militare.</p>]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/perche-festeggiamo-il-25-aprile-storia-e-motivi-della-festa-della-liberazione/</link><guid isPermaLink="false">60841f1c3ee4a340c98d46ce</guid><category><![CDATA[storia]]></category><category><![CDATA[politica]]></category><category><![CDATA[Cronaca Nazionale]]></category><dc:creator><![CDATA[Ferdinando Fabiano]]></dc:creator><pubDate>Sat, 24 Apr 2021 15:05:05 GMT</pubDate><media:content url="https://images.unsplash.com/photo-1533935941-bceebd58a1af?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDIxfHxyb21hfGVufDB8fHx8MTYxOTI3NjI3OQ&amp;ixlib=rb-1.2.1&amp;q=80&amp;w=2000" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://images.unsplash.com/photo-1533935941-bceebd58a1af?crop=entropy&cs=tinysrgb&fit=max&fm=jpg&ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDIxfHxyb21hfGVufDB8fHx8MTYxOTI3NjI3OQ&ixlib=rb-1.2.1&q=80&w=2000" alt="Il significato del 25 Aprile"><p> L’Anniversario della Liberazione dell’Italia, meglio nota come Festa della Liberazione dal 1946 ricorre ogni anno il 25 aprile.<br>La festa della Liberazione è una festività che celebra la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazi-fascista, un giorno che per il nostro Paese assume un importante valore politico e militare.</p><p>Il 22 aprile del 1946 fu l’allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi a proporre a Umberto II di Savoia, ultimo re d’Italia e all’epoca luogotenente del Regno, di istituire come festa nazionale il 25 aprile.</p><p>“<em><em>A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 </em>A<em>prile 1946 è dichiarato festa nazionale</em></em>” si legge nel decreto che andava quindi a istituire come festività l’Anniversario della Liberazione dell’Italia.</p><p>L’istituzione definitiva come festa nazionale arrivò nel Maggio del 1949, con la nascita della Festa della Liberazione che comunque viene sempre collocata all’Aprile del 1946. Dal 1946 quindi ogni anno in Italia si celebra il 25 aprile, una ricorrenza che viene festeggiata con manifestazioni pubbliche in tutte le città del paese, con il momento più solenne che è la deposizione da parte del Presidente della Repubblica di una corona di alloro al monumento del Milite Ignoto per rendere omaggio a tutti i caduti italiani nelle guerre.</p><p>Perché parliamo di Liberazione?</p><p>Nel corso del 1943, le operazioni militari italiane si stavano rilevando fallimentari su ogni fronte. L'alleanza con Hitler, o meglio, la sudditanza rispetto a Hitler (rapporto da sempre malvisto dallo Stato Maggiore dell'Esercito e dai principali esponenti fascisti) era oramai considerata deleteria;  il malcontento del popolo per il rincaro dei prezzi dei beni di prima necessità era tangibile e il 10 luglio era iniziata l'operazione "Husky" e cioè lo sbarco in Sicilia delle forze alleate.  Il precipitare di questi eventi portò ai fatti dell'ordine del giorno Grandi (25 Luglio 1943) con la destituzione e il successivo arresto di Mussolini. L’8 Settembre del 1943 venne firmato l’Armistizio di Cassibile (Sicilia) con gli Alleati.</p><p>Una scelta questa che provocò l’occupazione nazista dell’Italia con l’appoggio  dello Stato collaborazionista fascista della Repubblica Sociale Italiana di Salò. Da quel momento iniziò nel nostro paese la Resistenza, con la nascita del Comitato di Liberazione Nazionale (costituito da Partito Comunista, Democrazia Cristiana, Partito Liberale, Partito d’Azione, Partito Socialista e Partito Democratico del Lavoro) e dell’attività partigiana. Ma fu anche un vera guerra civile tra fratelli italiani. Una guerra che durò  dall’8 Settembre del 1943 fino al 2 Maggio 1945, quando entrò in vigore la "Resa di Caserta" (firmata il 29 Aprile dai nazisti e da Salò) che poneva fine ai combattimenti.</p><p>Finita la Guerra, venne indicata come data per festeggiare la Liberazione quella del 25 Aprile, ovvero il giorno in cui il Comitato di Liberazione dell’Alta Italia proclamò l’insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dalle truppe nazi-fasciste e rappresentando, quindi, il culmine delle attività militari della resistenza</p><p>Da lì a pochi giorni tutte le principali città del Nord vennero liberate. </p><p>Il festa della Liberazione non può essere considerata una festa divisiva, una festa che suscita polemiche o opinioni contrastanti tra le forze partitiche o tra i cittadini. Perché il concetto di liberazione da una condizione di sofferenza, di dominio fisico e spirituale non può essere di parte. Eravamo occupati e siamo stati liberati. Certo tragedie si sono verificate, orrori da parte dei partigiani e degli Alleati sono stati commessi e bisogna sempre condannarli. Ma paragonarli alla pianificazione della morte ad opera dei nazisti e dei loro collaborazionisti europei non rende giustizia alla Storia e ai morti. E per combattere queste tentativi di strumentalizzazione che puntualmente si presentano è necessario che ogni anno anche questa data e il suo corretto significato vengano ricordate perché solo il ricordo e il sapere rendono veramente liberi.</p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il M5S E IL SUICIDIO POLITICO DI GRILLO]]></title><description><![CDATA[<p>Beppe Grillo ha fatto una scelta: ha scelto di difendere suo figlio dall'accusa di stupro insieme ad altri tre ragazzi (è bene precisare che per il momento non c'è stato ancora un rinvio al giudizio). Ogni genitore lo farebbe e non baderebbe alle eventuali conseguenze. Ogni genitore, in caso di</p>]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/il-m5s-e-il-suicidio-politico-di-grillo/</link><guid isPermaLink="false">60803c2b78bee56d9a6bd340</guid><category><![CDATA[politica]]></category><category><![CDATA[Cronaca Nazionale]]></category><dc:creator><![CDATA[Ferdinando Fabiano]]></dc:creator><pubDate>Thu, 22 Apr 2021 12:03:37 GMT</pubDate><media:content url="https://images.unsplash.com/photo-1603090871220-61b85f824881?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDh8fG1vcnRlfGVufDB8fHx8MTYxOTA5MjgxMQ&amp;ixlib=rb-1.2.1&amp;q=80&amp;w=2000" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://images.unsplash.com/photo-1603090871220-61b85f824881?crop=entropy&cs=tinysrgb&fit=max&fm=jpg&ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDh8fG1vcnRlfGVufDB8fHx8MTYxOTA5MjgxMQ&ixlib=rb-1.2.1&q=80&w=2000" alt="Il M5S E IL SUICIDIO POLITICO DI GRILLO"><p>Beppe Grillo ha fatto una scelta: ha scelto di difendere suo figlio dall'accusa di stupro insieme ad altri tre ragazzi (è bene precisare che per il momento non c'è stato ancora un rinvio al giudizio). Ogni genitore lo farebbe e non baderebbe alle eventuali conseguenze. Ogni genitore, in caso di processo, difenderebbe il proprio figlio nella sede opportuna e con il  proprio avvocato. E lo farebbe anche nel caso in cui intimamente sapesse della colpevolezza del proprio figlio: quello che in sociologia si definisce "familismo amorale". Ma Beppe Grillo non è un genitore qualunque e non ha atteso i tempi e la sede opportuna. Ha usato l'enorme potere mediatico di cui dispone e in un video ha fatto lui l'arringa, assolvendo il figlio, attaccando i magistrati, sminuendo le dichiarazioni di una ragazza e arrogandosi il diritto di decidere il tempo giusto che debba intercorrere tra una violenza subita e la denuncia da parte della vittima, dimenticandosi, forse, dei meccanismi psicologici che scattano a seguito della violenza. In due minuti di video ha delineato una concezione della donna come strumento del divertimento maschile, ha ribaltato il suo sentimento giustizialista, per cui il familiare di un politico diventa a priori buono e i magistrati e giornalisti sono i cattivi. In questo  modo ha oltrepassato i confini della vicenda riguardante il figlio rivolgendosi con la sua invettiva a una comunità di simpatizzanti e di militanti fatta da milioni di persone. E l'effetto è risultato controproducente. Indipendentemente da come si concluderà questa storia, con un processo o un'archiviazione, due sono i soggetti che rimarranno segnati dall'intervento di Grillo: il figlio e il Movimento Cinque Stelle. Il figlio, che avrebbe dovuto avere la prontezza di fermare il padre dal suo intento, in caso di processo o di archiviazione verrà colpito dall'ombra del genitore potente che ha affermato concetti del tutto opinabili di fronte all'opinione pubblica. Riguardo al Movimento che sta attraversando uno dei momenti più difficili della sua storia l'attacco di Grillo è diventato un caso politico finito in Parlamento mettendo in difficoltà i parlamentari pentastellati che attraverso il silenzio o la difesa del loro garante sono diventati attaccabili da parte delle altre forze politiche.  Nel ginepraio giuridico, oltre che politico, innescato dalla riforma dello statuto (abolizione del Capo politico, l'istituzione del Comitato direttivo di 5 persone) e  dallo scisma dall'Associazione Rousseau (senza la cui piattaforma il direttivo non può essere eletto) e che sta rallentando il percorso di rifondazione del Movimento ad opera di Giuseppe Conte, il video cozza con il progresso in materia di violenza sulle donne (il "Codice Rosso", strumento per una maggiore tutela di donne e soggetti deboli che subiscono violenze e maltrattamenti, fu proposto e votato dai cinquestelle nel 2019) e fa macerie delle battaglie giustizialiste del Movimento stesso. Nonostante tutto ciò la scelta di Beppe Grillo è stata chiara: suicidare il Beppe Grillo politico per amor filiale. E a questo punto vale la pena per il Movimento seguire la stessa strada del suo garante?</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[AFGHANISTAN:  IL FALLIMENTO DELL’ESPORTAZIONE DELLA DEMOCRAZIA]]></title><description><![CDATA[<p>L’11 settembre 2021, ventesimo anniversario dell’attentato alle Torri gemelle e al Pentagono, gli Stati Uniti e le forze militari della Nato si ritireranno dall’Afghanistan. L’intervento militare ventennale rappresenta una sconfitta per l’intero mondo occidentale: il Paese asiatico non ne esce migliorato, anzi è sempre diviso</p>]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/afghanistan-il-fallimento-dellesportazione-della-democrazia/</link><guid isPermaLink="false">6078029e78bee56d9a6bd1ad</guid><category><![CDATA[politica]]></category><dc:creator><![CDATA[Ferdinando Fabiano]]></dc:creator><pubDate>Fri, 16 Apr 2021 09:48:09 GMT</pubDate><media:content url="https://images.unsplash.com/photo-1606163302746-2558f2017cce?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDN8fGFmZ2hhbmlzdGFufGVufDB8fHx8MTYxODU2NTgzOQ&amp;ixlib=rb-1.2.1&amp;q=80&amp;w=2000" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://images.unsplash.com/photo-1606163302746-2558f2017cce?crop=entropy&cs=tinysrgb&fit=max&fm=jpg&ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDN8fGFmZ2hhbmlzdGFufGVufDB8fHx8MTYxODU2NTgzOQ&ixlib=rb-1.2.1&q=80&w=2000" alt="AFGHANISTAN:  IL FALLIMENTO DELL’ESPORTAZIONE DELLA DEMOCRAZIA"><p>L’11 settembre 2021, ventesimo anniversario dell’attentato alle Torri gemelle e al Pentagono, gli Stati Uniti e le forze militari della Nato si ritireranno dall’Afghanistan. L’intervento militare ventennale rappresenta una sconfitta per l’intero mondo occidentale: il Paese asiatico non ne esce migliorato, anzi è sempre diviso lungo le sue faglie interne. Colpa soprattutto di una Nato incapace di rafforzare una componente islamica in grado di scalzare la popolarità dei Talebani tra le fila del gruppo etnico maggioritario, i Pashtun.</p><p>Il quadro del Paese non sarà molto dissimile purtroppo da quello del 2001. L’unica differenza è la sconfitta di al Qaeda, il cui vuoto è stato però sostituito dall’Isis, qui denominato Stato Islamico del Khorasan.</p><p>Il Paese, infatti, è diviso.  Kabul e le città principali sono controllate dal governo centrale di Ashraf Ghani, supportato dagli Stati Uniti; dietro i Talebani (musulmani sunniti) operano massicciamente il Pakistan e i Paesi del Golfo; dietro gli Hazara (gruppo etnico sciita che vive prevalentemente nella parte centrale del Paese) c’è il sostegno dell’Iran, il più importante Paese islamico sciita. Una guerra non solo “calda” ma anche “fredda” in cui le pedine sono mosse dalle grandi potenze internazionali sia per motivi geo-politici sia per motivi religiosi (tutt’interni al mondo musulmano).</p><p>Un caos fatto Paese, ingovernato e ingovernabile, nel quale la pressione dei Talebani si farà sempre più stringente e gli attentati continueranno a fare strage dopo avere ucciso non meno di centomila civili in venti anni.</p><p>Dietro questo fallimento c’è stata, in primis, la convinzione, per anni considerata giusta, di esportare il nostro modello di democrazia in Stati con culture, tradizioni e istituzioni diverse: un procedimento di occidentalizzazione che dalla seconda metà del ‘900 è risultato sempre fallimentare. E in Afghanistan il copione si è ripetuto. Esportare la democrazia con le armi per combattere il terrorismo fondamentalista e per sbarazzarsi di quei cd. dittatori, un tempo amici, con cui per decenni è stato necessario e comodo collaborare per mantenere gli equilibri territoriali ed economici nonostante la continua violazione dei diritti dei propri popoli.</p><p>Ma più interessante è il secondo errore compiuto dall’Occidente in Afghanistan: capìta l’inattuabilità del proprio modello democratico, non si è stati in grado di rafforzare una componente islamica in grado di scalzare e insidiare la popolarità dei Talebani tra le fila del gruppo etnico maggioritario, i Pashtun che rappresentano circa il 40% della popolazione. Questo perché il tradizionale  codice familiare e di comportamento, il Pashtunwali, durante il regime dei Talebani venne integrato con la visione religiosa di quest’ultimi che vengono quindi protetti e sostenuti da tale etnia. E non c’è nulla di più forte del sostegno e della protezione da parte di ogni singolo componente del popolo.</p><p>A ben vedere si tratta di un deficit che l’Occidente sconta ovunque: dall’Afghanistan alla Turchia e al Sahel, non trova e non sa favorire – né implementare, se non in Marocco e in Tunisia – una componente islamica omogenea o quantomeno non conflittuale con i propri valori fondanti. Conoscono e sfruttano le tensioni fra le molteplici correnti interne all’Islam trovando, tuttavia, difficoltà quando gli equilibri geo-politici mutano a loro sfavore.</p><p>Il mondo occidentale non ha compreso che un conto è la realpolitik geopolitica che li ha portati ad allearsi con l’Arabia Saudita e il Pakistan, altro e ben differente conto è che questi alleati irradiano e sostengono un Islam wahabita e salafita, che genera jihadismo tra gli stessi Stati musulmani e che alla fine collide con gli stessi interessi geopolitici dell’Occidente.</p><p>Tutto questo a scapito delle popolazioni locali che vedono dopo vent’anni di “guerra al terrorismo” la distruzione del proprio mondo e dei propri valori.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[DDL ZAN: FACCIAMO CHIAREZZA]]></title><description><![CDATA[<p>Il disegno di legge Zan sull’omotransfobia ha subito nuovamente un’impasse in Commissione Giustizia del Senato.<strong> </strong>A suon di regolamento parlamentare, infatti, il Presidente della Commissione in quota Lega (Andrea Ostellari) ha proposto di congiungere i quattro ddl depositati in commissione sullo stesso argomento, rinviando il tutto alla Presidente</p>]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/ddl-zan-facciamo-chiarezza/</link><guid isPermaLink="false">607419a978bee56d9a6bd196</guid><category><![CDATA[Cronaca Nazionale]]></category><dc:creator><![CDATA[Ferdinando Fabiano]]></dc:creator><pubDate>Mon, 12 Apr 2021 10:03:07 GMT</pubDate><media:content url="https://images.unsplash.com/photo-1561057160-ce83b1bd72f4?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDN8fGxnYnR8ZW58MHx8fHwxNjE4MjIxNzMx&amp;ixlib=rb-1.2.1&amp;q=80&amp;w=2000" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://images.unsplash.com/photo-1561057160-ce83b1bd72f4?crop=entropy&cs=tinysrgb&fit=max&fm=jpg&ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDN8fGxnYnR8ZW58MHx8fHwxNjE4MjIxNzMx&ixlib=rb-1.2.1&q=80&w=2000" alt="DDL ZAN: FACCIAMO CHIAREZZA"><p>Il disegno di legge Zan sull’omotransfobia ha subito nuovamente un’impasse in Commissione Giustizia del Senato.<strong> </strong>A suon di regolamento parlamentare, infatti, il Presidente della Commissione in quota Lega (Andrea Ostellari) ha proposto di congiungere i quattro ddl depositati in commissione sullo stesso argomento, rinviando il tutto alla Presidente del Senato per ottenerne la riassegnazione. Una decisione assunta per prendere tempo in attesa che si trovi un accordo tra i partiti. Un accordo che potrebbe modificare (non si sa se in meglio o in peggio) il testo della proposta di legge dal momento che sia i partiti favorevoli al ddl sia quelli contrari sono membri della stessa maggioranza governativa con il rischio che per accontentare tutti si finisca col trovare la soluzione meno peggio ma non la migliore.</p><p>Il raggiungimento di quest’accordo sarà compito della politica. Invece, il compito dell’informazione è di raccontare con chiarezza e obiettività l’argomento rendendo difficile una sua strumentalizzazione.</p><p>Il disegno di legge dal suo relatore, deputato del Partito Democratico Alessandro Zan, propone di aggiungere l’aggravante per motivi omotransfobici o di genere alle già esistenti aggravanti per motivi etnici, razziali o religiosi contenuti nella legge Mancino del 1993 (attualmente l’unica normativa di contrasto ai crimini d’odio). Compiere una violenza che può limitare la libertà fisica o morale di un soggetto è illegale ma commettere violenza nei confronti di qualcuno perché appartenente ad una determinata fede religiosa o gruppo etnico è più grave perché quel genere di aggressioni si basano su sentimenti di superiorità razziale o religiosa, stabilendo così di punire più severamente le forme di violenza dettate da ideologie fondate sull’odio nei confronti del diverso. Alla stregua di ciò il ddl Zan rende l’atto di violenza o l’istigazione alla violenza nei confronti di una persona in quanto omosessuale o transessuale, grave quanto commettere violenza contro una persona di  colore o musulmano. Gli oppositori al ddl sostengono che la proposta Zan porterebbe all’arresto di chi si dichiara contrario ad esempio al matrimonio tra persone dello stesso sesso e quindi per estensione porterebbe ad una grave limitazione della libertà di pensiero (articolo 21 della Costituzione). Secondo questo ragionamento, visto che l’aggravante omotransfobica si andrebbe ad aggiungere a quella etnico e religiosa della legge Mancino, oggi in Italia si rischia la galera se si dice qualcosa contro le altre etnie o le altre religioni. Ma è proprio così? Nel 2018 in Alto Adige Casapound affisse dei manifesti elettorali con scritto “Ripulire l’Alto Adige” e in basso una foto di clandestini. Le disposizioni della legge Mancino non sfiorarono minimamente questo partito perché il cartellone elettorale venne considerato dalla Procura di Bolzano come manifesto politico e non come una forma di discriminazione razziale. Vi ricordate dei fratelli Bianchi che uccisero Willy Monteiro Duarte? Attualmente sono al processo per omicidio aggravato da futili motivi perchè il giudice non ha trovato indizi  di una motivazione razziale.</p><p>In altre parole deve essere chiaro che non è illegale dire che si è contrari al matrimonio gay o all’adozione da parte di coppie gay e non diventa più grave picchiare una persona omosessuale. Diventerà più grave picchiare una persona perché omosessuale. Se un giudice troverà indizi di una motivazione omofoba alla base di un’aggressione potrà introdurre un’aggravante. Come nel caso dell’aggressione nella metropolitana di Roma in cui un uomo, che aveva visto due ragazzi baciarsi nella banchina opposta, ha attraversato i binari per picchiarli in quanto omosessuali. Senza legge Zan è aggressione per futili motivi, con la legge Zan è aggressione con l’aggravante dell’omofobia. E le aggravanti hanno questo compito: rendere più grave un reato per mandare un messaggio.</p><p>In uno Stato in cui si deve poter vivere la propria identità in maniera libera, aggredire qualcuno è sbagliato ma aggredire una persona perché è omosessuale annulla tutto ciò su cui si fonda la società che stiamo costruendo: ed è proprio questo il punto. Infatti, il ddl Zan oltre a prevedere l’istituzione il 17 maggio della giornata nazionale contro l'omofobia dedicata alla promozione della cultura del rispetto e dell'inclusione prevede anche che le scuole di ogni ordine e grado inseriscano nella propria offerta formativa programmi di sensibilizzazione a questo tipo di discriminazioni. Questa è la proposta che più temono gli oppositori al ddl perché sanno bene che perdere questa battaglia culturale vorrà dire perdere il sostegno del proprio elettorato. Perché al giorno d’oggi la classe politica non detta più indirizzi da seguire, non accompagna più la società civile nella sua evoluzione ma semplicemente si fa trascinare dagli umori del popolo, facendo prevalere le emozioni alle ragioni. Specialmente quando si parla dei diritti dei cittadini.</p>]]></content:encoded></item></channel></rss>