<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"><channel><title><![CDATA[Anna Illiano - ilPostScriptum]]></title><description><![CDATA[News, calcio, sport, società, cultura, economia, diritto, innovazione e molto altro]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/</link><image><url>https://www.ilpostscriptum.it/favicon.png</url><title>Anna Illiano - ilPostScriptum</title><link>https://www.ilpostscriptum.it/</link></image><generator>Ghost 2.31</generator><lastBuildDate>Sun, 05 Apr 2026 12:03:56 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://www.ilpostscriptum.it/author/annailliano/rss/" rel="self" type="application/rss+xml"/><ttl>60</ttl><item><title><![CDATA[Black lives matter... o ve lo siete dimenticato?]]></title><description><![CDATA[<p>L'episodio sconcertante dello scorso 27 giugno a <strong>Milano</strong> è qualcosa su cui non bisogna tacere. L'abuso di potere messo in atto dalle forze dell'ordine di Milano contro un gruppo di ragazzi (chiaramente neri) ci lascia capire – come se non fosse già abbastanza chiaro – che <strong>l'Italia è tutt'altro che un Paese</strong></p>]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/black-lives-matter-o-ve-lo-siete-dimenticato/</link><guid isPermaLink="false">60db7b87dde7940d9e018658</guid><category><![CDATA[abuso di potere]]></category><category><![CDATA[Cronaca Nazionale]]></category><category><![CDATA[diritti civili]]></category><category><![CDATA[discriminazione]]></category><category><![CDATA[Libertà di espressione]]></category><category><![CDATA[razzismo]]></category><dc:creator><![CDATA[Anna Illiano]]></dc:creator><pubDate>Wed, 30 Jun 2021 08:30:00 GMT</pubDate><media:content url="https://images.unsplash.com/photo-1591189824454-00419cf494b3?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDF8fEJsYWNrJTIwTGl2ZXMlMjBNYXR0ZXJ8ZW58MHx8fHwxNjI1MDAwNDM4&amp;ixlib=rb-1.2.1&amp;q=80&amp;w=2000" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://images.unsplash.com/photo-1591189824454-00419cf494b3?crop=entropy&cs=tinysrgb&fit=max&fm=jpg&ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDF8fEJsYWNrJTIwTGl2ZXMlMjBNYXR0ZXJ8ZW58MHx8fHwxNjI1MDAwNDM4&ixlib=rb-1.2.1&q=80&w=2000" alt="Black lives matter... o ve lo siete dimenticato?"><p>L'episodio sconcertante dello scorso 27 giugno a <strong>Milano</strong> è qualcosa su cui non bisogna tacere. L'abuso di potere messo in atto dalle forze dell'ordine di Milano contro un gruppo di ragazzi (chiaramente neri) ci lascia capire – come se non fosse già abbastanza chiaro – che <strong>l'Italia è tutt'altro che un Paese inclusivo</strong>, in cui ognuno gode di libertà d'espressione e di pensiero. </p><p>Se così fosse le suddette forze dell'ordine non avrebbero <strong>pestato</strong>, <strong>spintonato</strong>, <strong>arrestato</strong> e <strong>offeso</strong> dei ragazzi solo perché uno tra loro ha "osato" suonare il campanellino di un monopattino elettrico. Atto talmente oltraggioso che, addirittura, sono state mandate sul posto sei pattuglie e due furgoni blindati. Se questi "pochi" esempi non fossero abbastanza per convincere le menti ancora assopite e offuscate che si è trattato di un vero e proprio episodio di <strong>razzismo</strong>, basta usare come ennesima prova le parole che uno dei carabinieri presenti sulla scena ha rivolto ad un ragazzo nero, ingiustamente arrestato (dopo essere stato preso a calci, pugni e manganellate): «<strong>Annientate questo negro</strong>». Ancora, come prova sono disponibili i video (sul profilo Instagram della ragazza che ha denunciato l'accaduto, <strong>@riphuda</strong>) in cui le forze dell'ordine prendono a manganellate una ragazza direttamente in testa, provocandole una grave escrescenza sulla fronte (con annesse foto) e, come se non bastasse, rifiutando di chiamare un'ambulanza e insinuando che la ragazza si sia fatta male "forse cadendo". </p><p>Abbiamo davvero bisogno di altre prove per capire che l'Italia è lontana anni luce dall'essere un Paese inclusivo? Abbiamo bisogno di video e foto per avere la certezza che il nostro sistema è totalmente marcio? Pensare che una persona, solo perché nera, non ha la libertà di suonare un campanellino di una bici, o la libertà di sedersi a mangiare con i propri amici dopo aver pagato; pensare che questa persona, solo perché nera, deve <strong>giustificare</strong> la sua presenza in un fast-food arrivando persino a specificare che ha pagato per il cibo che sta mangiando; pensare che le parole di questa persona resteranno inascoltate fin quando non saranno comprovate concretamente (e forse nemmeno allora quella persona verrà creduta)... tutto questo davvero non fa scattare nessun campanello d'allarme? Davvero si è ancora così ingenui da credere che in Italia il problema del razzismo sia superato? </p><p>O forse fingiamo di crederlo, anche se sappiamo che non è così, perché – si sa – far finta di nulla è meno impegnativo, meno stancante, meno rischioso del farsi sentire, dell'alzare la testa, dello scendere in campo e contribuire anche solo in minima parte alla risoluzione del problema. Il nostro è un sistema basato <strong>sull'omertà</strong>, sul voltare – letteralmente o meno – la faccia dall'altro lato quando si sente parlare di ingiustizie, soprattutto se queste ingiustizie riguardano delle persone dal colore della pelle diverso dal nostro. Essere a conoscenza di eventi discriminatori e non esprimersi; vedere con i propri occhi qualcuno che sta subendo ingiustizie e non intervenire; trovare scuse e giustificazioni a eventi come quello appena raccontato, tutte queste dinamiche non fanno altro che rafforzare questo sistema, peggiorando esponenzialmente la questione spinosa e penosa del razzismo. </p><p>A questo discorso non può non collegarsi quello della <strong>Nazionale italiana</strong> che, negli ultimi giorni, ha suscitato diverse polemiche sulla decisione – tutt'ora poco chiara e della quale non si capisce il motivo – di non inginocchiarsi come segno di adesione al <strong>BLM Movement</strong>. Perché? Non si è capito. Quello che si è capito è che c'è una spaventosa mancanza di interesse verso un fenomeno dalla gravità altissima, quasi come se non toccasse la nostra nazione. Quasi come se noi italiani ne fossimo estranei. O, forse, più che di mancanza di interesse si potrebbe parlare di <strong>mancanza di conoscenza dell'argomento</strong>, altrimenti come la si giustifica la confusione esilarante di <strong>Chiellini</strong> tra i termini <strong>nazismo</strong> e <strong>razzismo</strong>? </p><p>La decisione, poi, di inginocchiarsi solo se la squadra avversaria l'avesse fatto "in segno di solidarietà verso l'altra squadra" è ulteriormente offensivo e denigratorio nei confronti di numerosi neri italiani che, giorno dopo giorno, sono vittime di episodi di razzismo. Attenzione: il fatto che nessuno ne parli non vuol dire che l'Italia ne sia esente e ciò lo conferma l'episodio di Milano, ma anche i tantissimi altri episodi di cui nessuno parla, a cui nessuno presta attenzione. </p><p>Ci si chiede, allora, quale sia il motivo per il quale la Nazionale italiana abbia deciso di non sostenere il BLM Movement. Perché è così difficile compiere un gesto <strong>minimo</strong> e <strong>simbolico</strong> contro il razzismo? Cosa c'è da non sostenere? Alzare un tale polverone sull'incapacità di svolgere un gesto talmente semplice distoglie ancora una volta dal focus principale: il <strong>razzismo </strong>e la sua presenza ormai radicata nella nostra cara e innocente società italiana, che tutto è tranne che inclusiva. </p><p>L'unico modo che noi tutti abbiamo per far sì che il razzismo venga pian piano estirpato è quello di diffondere, sensibilizzare le masse, denunciare, alzare la propria voce contro le ingiustizie e, volenti o meno, i più "potenti" sono un'arma fondamentale in questa lotta. Loro hanno il vero potere di farsi ascoltare e di <em>influenzare</em> le masse, di sensibilizzarle, di istruirle. Tra questi cosiddetti potenti è innegabile che vengano inclusi anche i calciatori, essendo il calcio lo sport più amato e seguito nella nostra Nazione. </p><p>Eppure sembrerebbe proprio che, almeno sul versante sportivo (ma, come sappiamo, non solo), si sia incapaci di schierarsi, di prendere una decisione netta, di chiedersi "<strong>dove voglio stare? Al di là o al di qua dell'ignoranza e dell'indifferenza?</strong>". Perché questa incapacità? Forse la nostra nazionale ha il timore di perdere tifosi più conservatori e... "patriottici"? O forse perché loro in primis non provano interesse per la faccenda? Quale che sia il motivo – o i motivi – quello che si sa per certo è che il non schierarsi e il fingere che un determinato problema non ci riguardi perché "ne siamo esenti" non fanno altro che renderci un popolo omertoso, indifferente, menefreghista e... razzista. Questa è la verità. </p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Quante vittime ancora prima che la Legge Zan venga approvata?]]></title><description><![CDATA[<p>4 gennaio. <strong>Malika</strong> scrive una lettera ai suoi genitori in cui confessa la sua omosessualità e di essersi innamorata di una ragazza. Di certo la ragazza non avrebbe mai immaginato di scatenare l'ira cieca e l'odio della sua famiglia e di dare inizio ad un'odissea che dura tutt'oggi.</p><p>In un'intervista</p>]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/davvero-gli-omosessuali-sono-tutelati/</link><guid isPermaLink="false">6072010478bee56d9a6bd0c1</guid><category><![CDATA[Cronaca Nazionale]]></category><dc:creator><![CDATA[Anna Illiano]]></dc:creator><pubDate>Sat, 10 Apr 2021 15:00:00 GMT</pubDate><media:content url="https://www.ilpostscriptum.it/content/images/2021/04/asdfg.jpg" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://www.ilpostscriptum.it/content/images/2021/04/asdfg.jpg" alt="Quante vittime ancora prima che la Legge Zan venga approvata?"><p>4 gennaio. <strong>Malika</strong> scrive una lettera ai suoi genitori in cui confessa la sua omosessualità e di essersi innamorata di una ragazza. Di certo la ragazza non avrebbe mai immaginato di scatenare l'ira cieca e l'odio della sua famiglia e di dare inizio ad un'odissea che dura tutt'oggi.</p><p>In un'intervista rilasciata a <em>FanPage,</em> la ragazza fa ascoltare le note audio scioccanti in cui la madre la sommerge di insulti agghiaccianti e minacce di morte. Tra le tante parole di puro odio, la madre di Malika le dice di essere stata la rovina della famiglia e che la ragazza non avrebbe dovuto farsi assolutamente vedere altrimenti le avrebbe <strong>"levato il cuore dal petto e sbranata in mille pezzi"</strong>. Quasi come conseguenza diretta, la ragazza viene cacciata di casa, senza che i genitori le abbiano dato la possibilità di recuperare i suoi effetti personali e qualche spicciolo.</p><p>Dal 4 gennaio Malika si ritrova senza un tetto sulla testa e senza un soldo e, come se non fosse già abbastanza dura vedersi rifiutata e minacciata dalla madre solo perché innamorata di una persona del suo stesso sesso, la giovane donna riceve continuamente messaggi di minacce soprattutto dal fratello, che la incita a tornare a casa così che possa tagliarle la gola. </p><p>L'8 gennaio Malika si ripresenta sotto casa, scortata da due agenti della polizia, e chiede gentilmente alla madre di restituirle quantomeno i suoi effetti personali e gli abiti. La madre, però, rivolgendosi ai due agenti, afferma di <strong>non conoscere quella persona e di non sapere cosa voglia</strong>. Nonostante la ragazza abbia sporto denuncia contro la famiglia, perché spaventata dalle minacce, ad oggi per Malika non si è ancora mosso nulla. La situazione resta in una fase di stallo, ma lei, nonostante le violenze verbali, le minacce e l'umiliazione di non vedersi più riconosciuta come figlia e come sorella, sa bene <strong>di non essere affatto sbagliata, di</strong> <strong>non aver fatto un torto a nessuno </strong>e spera che possa essere un esempio di speranza per tutte le altre persone che, come lei, non si sentono accettate per quello che realmente sono. </p><p>Questo è solo uno dei numerosi episodi di omofobia che colpiscono l'Italia da tempo immemore, eppure, nel 2021 ancora c'è chi riesce a sostenere con sicurezza e con fermezza che gli omosessuali siano già tutelati dalle leggi in vigore, chiudendo chiaramente entrambi gli occhi di fronte a questi eventi scandalosi e oltraggiosi, o fingendo empatia e compassione per le vittime senza, di fatto, prendere reali provvedimenti. In questo periodo in cui la <strong>legge Zan</strong> potrebbe essere un'importante soluzione ad un problema ormai sempre più diffuso e che vede migliaia di persone discriminate, violentate, minacciate e abbandonate a sé stesse, <strong>Lega</strong> e <strong>Fdi</strong> ancora sostengono a spada tratta che l'Italia e gli italiani non abbiano bisogno di una tale legge. </p><p>La domanda che ci si pone, allora, è la seguente: <strong>è vero che gli omosessuali siano già tutelati anche senza la Legge Zan? </strong>La risposta sembra più che evidente – purtroppo non per tutti, sembrerebbe –: <strong>no</strong>. La storia di Malika, l'episodio dell'uomo che ha aggredito la coppia di omosessuali in metropolitana a Roma, tantissime altre storie confermano l'esatto contrario. Gli omosessuali sono una delle categorie più discriminate, più maltrattate e abusate – verbalmente e fisicamente – nel nostro Paese e credere che non serva una legge che li faccia sentire tutelati e senza timore di mostrarsi per <strong>chi sono veramente</strong>, vuol dire chiaramente non aver ben chiara la situazione o, peggio, non reputarla abbastanza grave o seria affinché vengano presi provvedimenti legali in suo favore. </p><p>Nonostante i numerosi appelli e le petizioni firmate e diffuse anche grazie all'aiuto di personaggi famosi come <strong>Chiara Ferragni</strong> e <strong>Fedez</strong>, la Legge si trova ancora in una fase di stallo e le decisioni continuano ad essere rinviate con scusanti fragili quanto castelli di carta, che non fanno altro che rendere sempre più chiara la totale mancanza di interesse verso un problema tanto grave quanto quello che colpisce la comunità degli omosessuali.</p><p>È triste giungere alla consapevolezza che, affinché le cose possano cambiare per davvero, debbano verificarsi così tanti casi di persone che quotidianamente vengono maltrattate, picchiate, abusate e allontanate come appestati, quasi come se fossero agnelli sacrificali da portare come esempio affinché eventi del genere non colpiscano altre persone. Questo sarebbe il momento giusto per cambiare le cose, per far sì che anche loro si vedano tutelati e vedano i loro diritti – in quanto <strong>esseri umani</strong> – tutelati e rispettati. Loro, forse più di tutti, meritano di vivere in un posto in cui possano sentirsi accettati per ciò che sono veramente. </p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Catcalling: come NON sottovalutare lo street harassment e le sue vittime]]></title><description><![CDATA[<p>Bisogna partire dall’etimologia di questa parola (che, a partire dal 2013, è diventata sinonimo di un fenomeno svilente nei confronti delle donne) per cercare di comprendere appieno il fenomeno che si andrà ad analizzare.</p><p>Da quanto si può leggere sull’<strong><em>Accademia della Crusca</em></strong>, il termine risale agli anni ’80</p>]]></description><link>https://www.ilpostscriptum.it/post/catcalling-come-non-sottovalutare-lo-street-harassment-e-le-sue-vittime/</link><guid isPermaLink="false">60688df778bee56d9a6bd034</guid><category><![CDATA[Cronaca Nazionale]]></category><dc:creator><![CDATA[Anna Illiano]]></dc:creator><pubDate>Sat, 03 Apr 2021 15:52:10 GMT</pubDate><media:content url="https://images.unsplash.com/photo-1518146020750-1da731b416a0?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDEzfHx3b21lbiUyMGluJTIwdGhlJTIwc3RyZWV0c3xlbnwwfHx8fDE2MTc0NjUwNDQ&amp;ixlib=rb-1.2.1&amp;q=80&amp;w=2000" medium="image"/><content:encoded><![CDATA[<img src="https://images.unsplash.com/photo-1518146020750-1da731b416a0?crop=entropy&cs=tinysrgb&fit=max&fm=jpg&ixid=MnwxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDEzfHx3b21lbiUyMGluJTIwdGhlJTIwc3RyZWV0c3xlbnwwfHx8fDE2MTc0NjUwNDQ&ixlib=rb-1.2.1&q=80&w=2000" alt="Catcalling: come NON sottovalutare lo street harassment e le sue vittime"><p>Bisogna partire dall’etimologia di questa parola (che, a partire dal 2013, è diventata sinonimo di un fenomeno svilente nei confronti delle donne) per cercare di comprendere appieno il fenomeno che si andrà ad analizzare.</p><p>Da quanto si può leggere sull’<strong><em>Accademia della Crusca</em></strong>, il termine risale agli anni ’80 del Settecento, col significato di “grido, lamento” o “lamentoso”. Il termine deriva dal verbo inglese <em>to catcall</em>, che, a partire dalla seconda metà del Settecento, veniva usato per indicare l’atto di fischiare gli artisti sgraditi a teatro. Un gesto di derisione e di disapprovazione, quindi. A ben vedere non è poi tanto diverso dal significato che ha oggi, ovvero: <strong>“complimenti non richiesti, commenti volgari indirizzati al corpo della vittima o al suo atteggiamento, fischi e strombazzate dall’auto, domande invadenti, offese e perfino insulti veri e propri”.</strong> Tutto questo indirizzato prevalentemente alle donne.</p><p>Di questo fenomeno si sta molto parlando negli ultimi giorni a causa di un video – subito diventato virale – di <strong>Aurora Ramazzotti</strong>, in cui racconta la sua esperienza in quanto vittima di catcalling. La giovane donna – parafrasando le sue parole – afferma con disgusto di non poter indossare una gonna un po’ più corta o di non poter togliere la giacca se va a correre, perché subito le arrivano fischietti e sguardi languidi dagli uomini che incontra per strada. Da questi video si sono subito scatenati commenti a riguardo. Commenti di conforto e di solidarietà, ma – purtroppo – anche di disprezzo: la Ramazzotti è stata definita esagerata e, addirittura, <strong>non abbastanza bella per ricevere i “complimenti da strada”.</strong></p><p>Nel 2021 pare assurdo trovare ancora mentalità tanto chiuse e bigotte, quasi come se fosse un onore, o quantomeno nulla di così grave, farsi fischiare e richiamare da qualche uomo per strada. A questo proposito, sui social, è diventato virale il video in cui "<strong>Er Faina</strong>" ha affermato – in risposta alla denuncia della Ramazzotti – con una certa superbia e leggerezza che <strong>“tanto sono solo un paio di fischi, mica le mandiamo a quel paese”</strong>. Il problema di questi ragionamenti è che non si prende in considerazione il fatto che, spesso e volentieri, questi “complimenti” non siano per nulla voluti, specialmente se provengono da estranei che trovano divertente fischiare ad una donna per strada e lanciarle sguardi maliziosi.</p><p>L’arroganza, per le vittime di catcalling, sta proprio qui: nell’essere convinti che ad una donna faccia piacere sentirsi molestare in questo modo per strada, da perfetti sconosciuti di tutte le età. Non è piacevole, per loro, cercare le strade giuste dove evitare certi incontri; camminare a passo svelto e a testa bassa nella speranza di non sentirsi fischiare, chiamare, o peggio. Non è per nulla piacevole avere timore di attraversare una strada trafficata per i suddetti motivi. Ma ciò che, forse, è ancor peggio è che anche da parte delle stesse donne c’è questa sorta di derisione nei confronti di altre donne che hanno subìto catcalling e ne sono terrorizzate. Sembrerebbe quasi un vanto, quindi, ricevere dei complimenti da perfetti estranei e, addirittura, se una ragazza non è “abbastanza bella” non ne è meritevole.</p><p>Da queste stesse persone, poi, si leva un grido esasperato e indignato: <strong>“ma allora oggigiorno non si può dire più nulla”</strong>, quasi come se fosse una vergogna non poter esprimere pareri non richiesti su altre persone o, addirittura, una limitazione della propria libertà d’espressione. Bisognerebbe, però, ricordare che offendere, sminuire, svilire, fischiare e lanciare occhiate languide e maliziose non fa parte della libertà d’espressione, soprattutto qualora non venga chiesto un parere altrui. Si aggiunge, a questo punto, oltre al dolore e al terrore vero e proprio della “molestia stradale” in sé, anche la derisione da parte delle altre persone – uomini e donne – qualora si trovi il coraggio di parlarne e di sfogarsi.</p><p>Questo è successo ad Aurora Ramazzotti che, ovunque, ha ricevuto insulti di ogni tipo; ma questo è anche ciò che succede a tantissime altre ragazze, italiane e non, che non trovano il coraggio di denunciare l’accaduto, perché vivono col timore di non essere prese sul serio, di essere derise e definite esagerate. Ma, soprattutto, hanno il timore e la consapevolezza di non essere tutelate abbastanza da un tipo di molestia che è tanto dolorosa e deleteria quanto qualsiasi altro tipo di molestia.</p><p>Sarebbe opportuno, allora, educare le persone, uomini e donne, alla gentilezza, alla discrezione e al rispetto altrui, ma soprattutto sarebbe opportuno e fondamentale far capire che il catcalling <strong>è una molestia come tutte le altre e, in quanto tale, non va sottovalutata, né presa alla leggera</strong>. Le vittime di catcalling hanno tanto bisogno di protezione, tutela e rispetto quanto le vittime di qualsiasi altro tipo di molestia.</p><p>Anna Illiano</p><p><em>Fonte: www.accademiadellacrusca.it</em></p>]]></content:encoded></item></channel></rss>